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Punteruolo rosso: rimedi
Inviato da Redazione GI il 29-02-2012 14:38
Rhynchoporus_phoenix_ridimensionare

Il polinesiano punteruolo rosso delle palme (Rhynchophorus ferrugineus) è arrivato in Italia all’interno di una Cocos nucifera (palma da cocco, il suo alimento preferito) nel 2004, diffondendosi in tutto il litorale con l’esclusione – finora – dell’alto Adriatico. Attacca in prevalenza la palma delle Canarie (Phoenix canariensis), ma anche P. dactylifera, Washingtonia e, ultimamente, anche Chamaerops. Vediamo insieme come combatterlo...

È un Coleottero Curculionide dal capo allungato a forma di proboscide, alla cui estremità si trova l’apparato boccale (il rostro), con cui l’insetto perfora i tessuti vegetali. Di colore dal ruggine al marrone-rossastro con striature nere, l’adulto è lungo tra 19 e 45 mm e largo da 11,50 a 15,50 mm e vola, poco elegantemente.

Dopo l’accoppiamento, in maggio-giugno, la femmina perfora la pianta alla base delle foglie o dei germogli, nelle ferite o nelle cicatrici) e vi depone un centinaio di uova. In una settimana nascono le larve che si nutrono dei tessuti più teneri, scavando gallerie nel picciolo fogliare e nello stipite, mentre le foglie minate alla base si afflosciano e si seccano. Infine le pupe costruiscono un bozzolo in cavità scavate alla base dei piccioli, da cui nel maggio successivo fuoriuscirà l’adulto. Il ciclo è uno solo per stagione.

Danneggiata nei teneri germogli apicali, la palma non è più in grado di crescere e produrre nuove foglie. Ma l’insetto erode anche i tessuti alla base delle foglie provocandone il disseccamento progressivo, a cui segue la morte dell’intera pianta, che deve essere abbattuta ed eliminata secondo una precisa procedura. Gallerie numerose possono minare la stabilità della palma fino a determinarne la caduta.

Anche il punteruolo rosso è soggetto a lotta obbligatoria: sono già migliaia le palme abbattute sui nostri lungomari, alterando irreversibilmente il paesaggio, senza che ancora sia stato escogitato un rimedio risolutivo.

A livello preventivo, si consiglia di mettere a dimora solo esemplari certificati esenti dal parassita, mantenerli in ottima salute, evitare lesioni a carico del tronco, delle foglie e della zona apicale, raccogliere ed eliminare i residui di potatura, avvisare subito il Servizio fitosanitario regionale se si notano anomalie o seccumi nella chioma.

La lotta chimica prevede l’irrorazione di tutta la pianta, in particolare dell’apice e della chioma, con uno dei principi attivi larvicidi di anno in anno autorizzati dal ministero delle Politiche agricole: per il 2011 erano imidacloprid, ciflutryn, deltametrina, abamectina, clorpirifos metile. L’operazione, nel caso di esemplari cresciuti, richiede attrezzature e tecniche altamente specializzate.

Le stesse sostanze possono essere iniettate mediante endoterapia, da applicare una volta l’anno nel momento in cui si sono appena schiuse le larve: costa, ma in genere salva la palma.

La lotta biologica prevede l’impiego di trappole di cattura massale per ridurre la densità dei maschi; sono inoltre possibili le irrorazioni sulla chioma di preparati a base di nematodi Steinernema carpocapsae. Su esemplari di pregio, se l’attacco viene scoperto prima che la gemma apicale sia danneggiata irreversibilmente, è possibile far eseguire operazioni di dendrochirugia per asportare i tessuti danneggiati e provare a salvare la palma. Infine, è stato messo a punto un macchinario che inonda la pianta, dalla base alla chioma, di microonde che distruggono uova, larve e adulti presenti all’interno dei tessuti o sopra la pianta.

(maggiori approfondimenti su Giardinaggio n.4, "C'è un alieno fra le nostre piante", di E. TIbiletti)

 

 

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