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Faggio: coltivazione e uso erboristico
Inviato da Redazione GI il 28-02-2012 13:19
Faggio_frutto

Albero maestoso dalla lenta crescita, dalla lunga vita e dalle molte virtù. 

(Illustrazione di Sara Menon)


La scheda botanica

In genere è un albero maestoso, alto fino a 40 m, con un fusto alto anche 20 m e una circonferenza di 3-4 m di diametro. Se però nasce su un crinale battuto dal vento gelido, assume un portamento arbustivo anche molto contorto. La corteccia è liscia, di un bel colore grigio cenere chiaro. Le foglie appaiono piccole in confronto alla mole dell’albero, ma sono numerosissime, alterne, lucide su entrambe le pagine, con margini ondulati ed evidenti nervature parallele. Da un colore verde giallastro alla nascita, in primavera, il fogliame passa poi a un bel verde brillante d’estate, mentre in autunno si colora di accesi toni gialli, rossicci e ocracei. Contemporaneamente alla schiusa delle foglie, in aprile, appaiono i fiori sia maschili che femminili, entrambi insignificanti. Quelli maschili sono tondeggianti, appesi a un peduncolo perché il vento li faccia ondeggiare in modo da liberare il polline, che dovrà raggiungere i fiori femminili, minuscoli e ricoperti da teneri aculei. E anche il frutto, quattro mesi più tardi, risulta protetto da spine morbide che ricoprono la cupola legnosa, divisa in quattro valve, all’interno della quale alloggiano i semi. Questi, le “faggine” o “faggiole”, sono simili a piccole mandorle portate in coppia. Non aspettiamoci di vederle in piante “giovani”, perché la loro prima volta avviene a 60-80 anni d’età dell’albero! Nemmeno allora la fruttificazione avverrà regolarmente, poiché si registrano assenze di produzione per quattro-cinque anni consecutivi. 

 

La coltivazione

Da buona specie abituata a un clima oceanico, ama i climi umidi (con almeno 1.000 mm di pioggia annui), relativamente miti e con ridotte escursioni termiche. Teme infatti l’aria disseccata dal vento, che in primavera fa cadere le gemme (nonostante la protezione pelosa che riduce l’evaporazione) e in estate fa accartocciare le foglie. In altitudine invece, il limite è dato dal vento freddo e dalle gelate tardive, che “bruciano” le tenere foglioline schiuse precocemente. Cresce comunque su ogni terreno, preferibilmente calcareo e ben drenato. Naturalmente deve avere tutto lo spazio necessario intorno: almeno 15-20 m di distanza da edifici o altri alberi.


Come si raccoglie

La corteccia si raccoglie in primavera-estate da rami di 2-3 cm di diametro: si raschia la parte esterna per togliere eventuali licheni, quindi si stacca delicatamente la corteccia e si pone a seccare. Essendo una pratica che può danneggiare seriamente l’albero se condotta da mani inesperte, si consiglia di rivolgersi alla propria erboristeria di fiducia per reperire la corteccia secca già pronta.

 

Uso erboristico

• Per calmare disturbi respiratori derivanti da bronchite, enfisema, asma: bollite 20 g di corteccia in 1 l d’acqua per 20 minuti, fate raffreddare, filtrate, dolcificate con miele di timo o di rosmarino e bevete due tazze al giorno.

• Per abbassare la febbre da influenza: preparate un decotto con 30 g di corteccia bollita per 10 minuti in 1 l d’acqua, fate intiepidire, filtrate, dolcificate con miele di castagno e assumete tre tazze al giorno.

• Per risolvere le escoriazioni della bocca: bollite 30 g di corteccia in 1 l d’acqua per 15 minuti, fate intiepidire, filtrate e usate per sciacqui o gargarismi da effettuare 4-5 volte al giorno.

• Si può utilizzare anche il gemmoderivato, ottenuto dalle gemme fresche e reperibile in erboristeria, efficace in caso di sovrappeso e obesità, cellulite e ritenzione idrica, enfisema polmonare. Se ne assumono 50 gocce, 1 volta al giorno, 15 minuti prima del pasto principale.

• Il preparato Beech (Fagus sylvatica) è uno dei rimedi conosciuti come Fiori di Bach. È indicato in caso di eccessivo senso critico, arroganza, intolleranza, pregiudizio (quando si giudica il prossimo senza alcuna capacità di immedesimazione). Beech aiuta a riportare l’individuo all’interno di se stesso, a metterlo in contatto con le proprie insicurezze, accompagnandolo nel processo di accettazione dei propri limiti e delle proprie imperfezioni e facendo emergere la capacità di distinguere positivamente le cose e in particolar modo la propria bellezza interiore e quella degli altri.

(maggiori approfondimenti su Giardinaggio n.3, 2012, "Faggio, per salutare la febbre", di E.Tibiletti)

 

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