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Parassiti delle piante: il geranio
Inviato da Redazione GI il 28-02-2012 11:25
Cacyreus12

 

In Italia sono arrivati numerosi nuovi insetti parassiti che aggrediscono i vegetali. Ne prendiamo qui in esame in particolare uno, che ha colpito con prepotenza i nostri gerani. Scopriamo insieme come combatterli, prendendo in esame il caso del farfallino del geranio o Cacyreus Marshallii.

 

Il loro arrivo non suscita alcun clamore, ma si stanno diffondendo sempre più. Sono i nuovi parassiti delle piante, che negli ultimi due decenni sono entrati in Italia dall’America, dall’Africa e dall’Asia.

 

Una volta lanciato l’allarme, rispedirli indietro non si può più. In una terra vergine dove si sono trovati benissimo, la moltiplicazione assume dimensioni esponenziali per due motivi: la mancanza di un nemico naturale che nel Paese d’origine tiene sotto controllo la popolazione, e l’assenza di un nemico artificiale, cioè un fitofarmaco che li elimini.

Così comincia un lungo calvario, durante il quale da un lato la ricerca scientifica sperimenta sostanze chimiche o parassiti naturali (prelevandoli dal Paese d’origine e sperando che si adattino anche loro qui da noi), dall’altro i parassiti dilagano devastando le piante bersaglio senza alcun ostacolo.

 

In qualche caso è la natura stessa a riequilibrare le popolazioni di insetti nocivi, per esempio attraverso un inverno gelido o un’estate arroventata; in altri casi si è già arrivati a soluzioni-tampone che, se non risolutive, perlomeno pongono un freno alla diffusione del parassita; in molti altri la ricerca è ancora agli inizi e non resta che sperare in una soluzione rapida, per non perdere il piacere di coltivare o di vedere nell’italico paesaggio determinate specie vegetali.

 

Vediamone qui in particolare uno, che ha colpito con prepotenza i nostri gerani…

Gerani in pericolo, ecco come agire!

Se la scorsa estate i pelargoni hanno smesso di fiorire e produrre foglie, e i fusti pian piano si sono anneriti, la colpa è stata del Cacyreus marshallii, per i tecnici “licenide del geranio”, per gli amici “farfallina dei gerani”.

È un nuovo parassita, giunto dal Sud Africa in Spagna negli anni 90, avvistato poi nei dintorni di Roma nel 1996, arrivato alla Val Padana nel 2003, e segnalato nella valle dell’Adige fino a Trento lo scorso anno: oggi è presente in tutta Italia a parte Sardegna, Val d’Aosta e Friuli.

 

Incomincia a svilupparsi tra fine aprile e metà maggio, con la trasformazione in crisalidi delle pupe ibernate nei fusti. Ne nasce la farfalla, lunga 2 cm circa, con ali all’esterno marroni e all’interno screziate di bianco, grigio e beige. È attiva solo di giorno, nei momenti e luoghi più assolati, con un caratteristico volo irregolare. Depone minuscole (0,5 mm) uova bianco-giallastre sulle foglie o sui germogli fogliari e fiorali. Dopo una settimana si schiude la larva, lunga 1-1,5 mm, color verde geranio. Per una settimana si nutre a spese dei germogli o dei boccioli, svuotandoli, crescendo e acquisendo due strisce longitudinali color fucsia, simili alle venature porpora delle foglie giovani del pelargonio… Poi penetra nei fusti, scavandovi lunghe gallerie per due-tre settimane. Infine fuoriesce e s’impupa sotto le ascelle fogliari o a fianco del foro d’uscita sul fusto. In uno-tre giorni sfarfalla l’adulto. Il ciclo biologico dura circa 60 giorni, al massimo da metà aprile a fine ottobre-inizio novembre.

 

I sintomi si evidenziano a partire da metà-fine maggio. La fioritura cessa: i boccioli non schiudono e sui sepali è visibile un forellino di 1 mm. Si notano sui rami analoghi fori: il tratto compreso fra due fori annerisce e marcisce; la pianta deperisce perché sono stati distrutti i tessuti conduttori nel fusto. Anche gli apici germinativi possono annerire.

Da maggio in poi, bisogna osservare ogni giorno gli apici per cogliere i primi segnali (rosure o fori), eliminando le uova e i bruchi, e tagliando i rami già forati. 

La lotta chimica si basa su tre principi attivi: fenitrotion, imidacloprid e deltametrina, reperibili sotto forma di insetticidi liquidi, da irrorare ogni 15-20 giorni, o in pastiglie da interrare lungo il bordo del vaso: il principio attivo viene assimilato dalle radici rendendo tossica la pianta per tre-quattro mesi.

 La lotta biologica prevede irrorazioni di Bacillus thuringiensis, ripetute ogni cinque-sette giorni.

 

 

 

(maggiori approfondimenti su Giardinaggio n.3, "C'è un alieno fra le nostre piante", di E.Tibiletti)

 

 

 

Ecco la nostra playlist dei video tutorial sulla coltivazione dei gerani:

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