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Terracotta di Impruneta: meglio fare chiarezza
Inviato da Redazione GI il 07-02-2012 17:07
Impruneta

Ci leggono in tanti…ebbene si!

 

Qui sotto vi riportiamo la lettera che ci ha inviato l’Assessore allo Politiche per lo Sviluppo e la Promozione Territoriale del Comune di Impruneta, Marco Pistolesi, per chiederci di fare chiarezza sulla resistenza al gelo dei vasi in terracotta e, più sotto, la nostra risposta.

 

Gentile Direttore,

Le scrivo in merito ad un articolo comparso nel numero di dicembre 2011 sulla rivista

"Giardinaggio" da Lei diretta intitolato "La protezione del gelo" a firma di Lorena Lombroso.

All'interno dell'articolo sopra citato, ed esattamente in un riquadro di pago 43, si fa esplicito

riferimento alla difficoltà di resistere al gelo da parte dei vasi in terracotta, tanto da intitolare tale riquadro "Attenzione ai vasi di terracotta".

Non dubito che ciò corrisponda al vero nella maggior parte dei casi, cosa diversa però se trattiamo di vasi prodotti con la terra di Impruneta. Non Le descrivo lo stupore suscitato nei produttori di terracotta di Impruneta (molti dei quali abbonati alla vostra rivista)! In effetti gli artigiani di Impruneta da secoli lavorano l'argilla locale investendo nel fatto che la loro produzione si differenzia dalla gran parte della produzione comune di terracotta proprio per le comprovate proprietà anti gelive. Tant' è che il disciplinare di produzione che regolamenta il marchio nazionale Ceramica Artistica e Tradizionale disciplinato dalla Legge n. 188/1990 racchiude tutte le peculiarità produttive legate all'argilla di Impruneta. Oltre a questo è oltremodo esemplificativo il fatto che fin da tempi lontani la popolazione continentale (in special modo quella dei paesi situati in aree dove l'escursione termica tra inverno ed estate è molto alta) è tra i maggiori acquirenti di manufatti in terracotta "da esterni" realizzati con la terra de nostro territorio.

L'argilla di Impruneta detta anche "galestro" si distingue dalle altre argille per alcune peculiarità chimiche e fisiche che ne determinano le caratteristiche non solo estetiche come il bel colore caldo e vibrante, ma soprattutto funzionali, garantendo ai manufatti un elevatissima resistenza agli agenti atmosferici e al gelo in particolare. Dal punto di vista chimico e mineralogico, l'argilla di Impruneta presenta un contenuto minimo di minerali argillosi pari al 65% del totale, dei quali il 40% di caolinite e il 10% di illite idrata; a questi si aggiungono le percentuali minime dell'8% di calcite, del 16% di allumina e lo 0,5% di ossido di titanio, oltre ad un contenuto massimo di silice del 55% sul totale. Inoltre nel disciplinare di Impruneta sopra richiamato viene indicata la procedura di cottura che deve essere seguita per garantire al massimo il fattore antigelivo: la cottura deve essere realizzata in forni a legna, a gas o ad oli combustibili, ad una temperatura compresa tra i 960 e i 1.020˚C e deve essere stabilizzata oltre il tempo minimo necessario in modo tale che il prodotto finito mantenga intatte le caratteristiche di resistenza al gelo e agli altri agenti atmosferici.

Invio altresì in allegato alla presente un breve trafiletto che descrive le origini della terracotta imprunetina e alcune foto di prodotti delle nostre fornaci.

 

La Terracotta di Impruneta

Le colline di Impruneta e di parte del Chianti fiorentino hanno una struttura geologica composita, al cui interno figura spesso un complesso caotico di materiali argillosi e limosi. Proprio da questa componente argillosa derivano quelle terre tanto adatte alla produzione di manufatti che hanno fatto di Impruneta la patria della terracotta (o Cotto).

La presenza della materia prima accanto ad una superficie boschiva da cui era possibile trarre alimento per le fornaci e, non ultima, la vicinanza alla città di Firenze, produssero a Impruneta un precoce sviluppo delle manifatture di laterizi e orci fin dal medioevo. Quanto fosse importante e specializzata questa produzione è testimoniato dall’esistenza di una fiorente “Corporazione degli Orciolai e Mezzinai” di Impruneta, documentata fin dal 1308 (stile fiorentino).Questi artigiani fornivano al mercato cittadino, oltre ai laterizi, soprattutto gli orci: i contenitori in terracotta in cui si commerciava e si conservava l’olio di oliva. Anche il vino, come gran parte dei generi alimentari, veniva commerciato in contenitori di terracotta prodotti in gran parte a Impruneta e nelle valli della Greve, dell’Ema e della Pesa.

Nel periodo dello splendore della Firenze rinascimentale gli artigiani di Impruneta hanno fornito i manufatti per le maggiori architetture cittadine: emerge su tutte la Cupola del Duomo di Firenze di Filippo Brunelleschi. Da Impruneta vennero i pavimenti dei palazzi granducali e nobiliari, ma anche delle case coloniche, le conche da agrumi, i grandi vasi e le statue in terracotta delle centinaia di ville sparse nel Contado.

Le fornaci preindustriali erano soprattutto a conduzione familiare e la produzione si concentrava nel periodo estivo per godere delle migliori condizioni di essiccatura. Si produceva esclusivamente terracotta in due tipologie principali:

 

- il lavoro quadro: ossia mattoni, tegole ed embrici foggiati con l’ausilio di telai;

- il lavoro tondo: che raggruppa gli orci, i grandi vasi e le conche, foggiati con la tecnica del colombino, oppure statue e stemmi realizzati tramite calchi in gesso e piccoli vasi prodotti con la tecnica del “guscio”.

La produzione locale crebbe notevolmente nella seconda metà del Settecento, contemporaneamente a quella dell’olio di oliva, grazie anche alla liberalizzazione del commercio dei manufatti in terracotta decretata nel 1777. Lo sviluppo edilizio di Firenze, capitale del Regno d’Italia dal 1865 al 1870, dette un nuovo stimolo alla produzione dei laterizi che vide, alla fine di quel secolo, l’introduzione della meccanizzazione e la nascita di vere e proprie industrie, tanto che nel 1911, sebbene un terzo della popolazione attiva fosse impegnato nell’agricoltura, l’11% era già alle dipendenze delle fornaci, che facevano di Impruneta la “fabbrica” più importante al servizio dell’espansione edilizia fiorentina. Ancora oggi, accanto alla produzione artigianale, di oggetti da ornamento per la casa e il giardino che si basa ancora sul lavoro manuale nelle antiche fornaci, è presente anche la realtà industriale per la produzione di pavimenti. Attualmente le terrecotte di Impruneta esprimono forme e valori di tradizione artistica, di qualità e di innovazione molto ricercati: Impruneta è ancora, e sempre più, la “città della Terracotta”.

 

Innanzitutto ci teniamo a ringraziare l’Assessore per l’interesse dimostrato verso Giardinaggio dal comprensorio di Impruneta, nel quale nascono vasi che sono vere opere d’arte. Per quanto riguarda il nostro articolo, è vero che la quasi totalità dei vasi in terracotta industriale di media e bassa qualità ha problemi in caso di gelo, soprattutto quando esso segue a una forte umidità, caso tipico in Pianura Padana. Qualunque proprietario di terrazzi o giardini può aver sperimentato personalmente questo problema. Ci fa piacere quindi poter divulgare che i prodotti di alta qualità provenienti da questa splendida zona della Toscana sono garantiti dall’Assessore e da tutti produttori imprunetini contro il gelo.

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