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Clematidi, grazie e vigore
Inviato da admin il 18-01-2010 04:12
Clematide

Una storia inglese

L’utilizzo ornamentale delle clematidi nei giardini ebbe inizio in Inghilterra, dove verso la fine del 1500 si coltivavano nella corte reale almeno due varietà di C. viticella, sarmentosa di dimensioni contenute originaria dell’Europa meridionale. Sempre di antica data nei giardini inglesi C. flammula (4m), così chiamata perché la rottura delle foglie verde mela emette un odore di tale intensità da causare ‘un bruciore simile a una fiamma’ se annusato sotto il sole estivo. Poco utilizzata in Italia, dove è spontanea dal lago di Como alle isole toscane e sarde, nel secolo scorso veniva venduta in vaso nei mercati parigini per l’intensa fragranza dei fiorellini bianchi.

Fioriture spettacolari

L’introduzione di specie non europee, che determinano una maggiore diversificazione degli esemplari ornamentali, inizia nel 1726 con C. crispa (America settentrionale e orientale), interessante per i fiori profumati composti da sepali azzurro porpora ondulati ai margini; prosegue nel 1776 con la prima specie asiatica, C. florida, di origine cinese ma coltivata in Giappone sin dal 17º secolo. Altre specie di dimensioni medio grandi, come C. cirrhosa, C. balearica e C. tangutica (5-7m) a fioritura precoce e provenienti dalle regioni mediterranee, erano già note a partire dal 1600, ma tendono a richiedere spazi non sempre compatibili con il giardino moderno. Nonostante l’estensione (circa 10 m), C. armandii è invece uno splendido rampicante di aspetto decorativo e ordinato anche quando non è fiorita. Di provenienza cinese e importata nel 1900, questa clematide sempreverde è rustica in quasi tutte le regioni eccetto le più fredde e si distingue per il bel fogliame lucido e verde scuro, ornato tra marzo e aprile da fiori bianchi profumati.

Ibridi a fiori grandi

La disponibilità sempre maggiore di specie e varietà a partire dagli inizi del XIX, diede enorme impulso alla produzione di incroci, che catturarono subito l’interesse del pubblico. Gli ibridi più spettacolari furono sviluppati inizialmente da un vivaista inglese, George Jackman, che nel 1862 introdusse Clematis jackmanii, dalle grandi infiorescenze blu prodotte lungo tutto lo stelo, ancor oggi una delle più amate. Dieci anni dopo pubblicò una monografia che ne descriveva già oltre 200, sempre più apprezzate nei giardini non solo come rampicanti di piccole dimensioni su spalliere, pergolati ed appositi supporti triangolari a forma di obelisco ma anche in libertà tra gli arbusti, che forniscono il sostegno necessario. La produzione di nuove forme, singole o doppie, in molte sfumature di blu, azzurro, rosso, porpora, rosa e bianco, ottenute ibridando specie di tutte le provenienze, è ormai inarrestabile e se ne contano almeno 400.

Tre clematidi rustiche e vigorose

Tra le più facili da coltivare, Clematis armandii è una specie robusta molto ramificata, che raggiunge anche i 10 m, con fiori bianchi di media grandezza in aprile; C. integrigfolia 'Pangbourne Pink' è invece un’erbacea alta solo fino a 80 cm, dai piccoli e graziosissimi fiori campanulati in estate; C. vitalba, infine, è una specie vigorosa e invadente, dalle caratteristiche barbe autunnali piumose, che va tenuta sotto controllo con energiche potature.

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