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Piante insolite
Inviato da Redazione GI il 12-01-2012 19:51
Philodendron

Hoya wayetii, Microsorum diversifolium, Philodendron selloum. Sono varietà ancora poco diffuse, ma destinate a diventare protagoniste in casa.

 

Pensiamo per un attimo alla Zamioculcas zamiifolia:  lucida, carnosa, quasi indistruttibile. Nessuno, fino alla  sua scoperta, l’aveva mai sentita (figuriamoci vista), se  non il suo fortunato scopritore, nelle pianure steppose  del Kenia, e qualche appassionato coltivatore di piante  rare. Poi un giorno, un noto produttore di oggetti d’arredamento  l’ha lanciata sul mercato, come se fosse un cuscino,  uno scendiletto, o poco più.

Da allora non c’è stata  rivista, più o meno patinata, che non l’abbia fotografata,  inserendola in salotti e open-space, cucine e studi, accanto  a divani, chaise-longue, caminetti, tavoli in acciaio  e cristallo, a volte persino box-doccia. E così il tarlo che  sta in ognuno di noi ha cominciato il suo instancabile lavorio,  fino ad approdare all’unico, prevedibile, epilogo:  devo averla.

“Antiche” chamaedoree  sparirono per sempre da uffici pubblici e sale  d’aspetto di medici e dentisti, per essere sostituite da lei,  la pianta così bella da sembrare finta. Spathiphyllum:  spariti! Beaucarnee: sparite! Tutti rimpiazzati dalla esotica  keniana che ha il vantaggio di star bene con poca  luce e poca acqua (ma non bisogna esagerare con la scarsezza  di cure, altrimenti anche la Zamioculcas zamiifolia  si lascia andare, perdendo dapprima la sua lucida  levigatezza, poi le foglioline apicali, fino a seccarsi). 

Sulla scia di questo successo, perché non lasciarsi tentare  da una delle centinaia, per non dire migliaia, di  nuove “piante d’appartamento”, che i produttori del Nord-Europa riversano annualmente sul mercato?

Vediamone alcune.

 

C'è qualcosa di nuovo oggi sotto il sole,  anzi d'antico 

Oggi in realtà, la difficoltà è orientarsi in un inarrestabile  vortice di novità. Anche le piante sembrano seguire  inevitabilmente le mode e non sempre il loro successo è  decretato da quello che dovrebbe essere un requisito fondamentale:  la facilità di adattamento alla condizioni ambientali  che siamo in grado di offrire loro.

 

Se non si vuole rischiare di incorrere in cocenti delusioni,  perché non scegliere qualche pianta di sicura  riuscita, già ampiamente sperimentata? “Vecchia”, in  questi casi, non vuol dire per forza abusata o troppo vista.  È il caso, ad esempio, della versione argentata del caro  e inossidabile “pothos”, dall’ostico nome di Scindapsus  pictus o di alcune varietà dell’altrettanto indistruttibile  “miseria”, come Tradescantia zebrina, più adatta però  come pianta da veranda che da appartamento, perché  necessita di molta, moltissima luce, pena vederle perdere  le spettacolari iridescenze nei toni del rosa, argento  e “lie de vin” di cui le foglie si adornano come gioielli.  Lo stesso dicasi per alcune nuove cultivar che essendo  varianti di croton e di dieffenbachie sono state ampiamente  sperimentate in decenni di coltivazione, pur garantendo  infinite variegature, macchie, marezzature,  screziature, come nel caso della Dieffenbachia “Reflector”,  più simile a un camaleonte che alla sua “sorella”  tradizionale. 


Se in casa avete un luogo dove poter appendere delle  piante e volete provare qualcosa di nuovo, perché non  tentare con le Hoya? La più comune, l’H. carnosa, è forse  un po’ troppo “rampante”  per poter essere  usata come ricadente,  ma alcune cultivar lo  sono sicuramente di più.  Un suggerimento: tanto  più le foglie sono spesse  e carnose tanto più le innaffiature  dovranno essere  distanziate, ma  qualche nebulizzazione  non guasta comunque.  Hoya wayetii potrebbe  essere per voi un ottimo  inizio, con quelle sue foglie  bordate di color cioccolato. 

Se invece avete  gusti “insoliti”, la scelta  potrebbe ricadere su  Tacca chantrieri, meglio conosciuta come “pianta pipistrello”  e Ludisia discolor, splendida orchidea terricola  originaria del Sud-Est asiatico. Grottesca e inquietante  la prima quanto è raffinata la seconda,  ma entrambe irresistibili.  Se ancora non siete soddisfatti,  perché non buttarsi su una delle  nuove selezioni di Philodendron,  come “Fan ban” oppure “Congo”,  dalle foglie di uno splendido color  cuoio che trascolora nel rame, fino  al verde scuro? Anche le felci potrebbero  essere un’ottima soluzione,  se beninteso avete un luogo  adatto: in questo caso vi consiglio  di provare Microsorum diversifolium,  la felce canguro. Lucido, coriaceo,  tenace come l’edera, col  passare del tempo rivestirà completamente  il contenitore con i  suoi strani rizomi scagliosi.   


(Tratto da “Insolite ospiti in salotto” di D.Pessina, n.12, 2008)

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