Video in primo piano
PONI UNA DOMANDA
piante da giardino
Gi
Piante con i nomi dei santi
Inviato da Redazione GI il 12-01-2012 19:46
Bergenia

Nel parlare comune, molte sono le specie vegetali che portano il nome di un santo. Per ciascuna di esse c’è una spiegazione affascinante o leggendaria.

 

(in foto: Bergenia cordifolia, uno dei fiori di san Giuseppe)


Italia, popolo di santi e di navigatori. Cosa c’entra questo famoso detto con il giardinaggio? C’entra eccome: senza i navigatori non avremmo i quattro quinti delle piante che oggi coltiviamo con soddisfazione; senza i santi avremmo, riferendoci qui  esclusivamente all’ambito botanico, un po’ meno difficoltà nel definire le piante!

Fu Linneo nel lontano 1753 a inventare la nomenclatura binomiale latina (per es.Rosa canina), valida in tutto il mondo e in tutte le lingue, per definire ogni singola pianticella. Prima di allora, i botanici di professione utilizzavano una lunga perifrasi, del tipo “pianta arbustiva, con lunghi tralci glabri e spinosi, alta fino a 2 m, con foglie composte da 5 foglioline, fiori a coppa di 5 petali bianco-rosati”, che si rivelava non solo poco pratica, ma anche fonte di confusione tra diverse piante e nei vari Paesi.

Invece il popolo utilizzava denominazioni di fantasia, ovviamente differenti tra una nazione e l’altra, mutuate dalle piante stesse: loro caratteristiche anatomiche (es. coda cavallina, Equisetum arvense, per la somiglianza con la coda del cavallo) o biologiche (es. cedrina, Lippia citriodora, dal profumo di cedro), capacità di curare un malanno (es. erba delle verruche, Chelidonia majus), tipo di impiego (es. erba vetriola, Parietaria officinalis, utilizzata per pulire l’interno delle bottiglie di vetro), ed epoca di fioritura. In quest’ultimo caso la pianta prendeva il nome dal calendario, ossia dal santo festeggiato in prossimità dello schiudersi delle corolle.

Ed ecco la confusione: trattandosi di santi la cui conoscenza doveva essere diffusa in tutto il Paese, il nome era uno solo, ma le piante con quel nome erano tante. Così capitava, e capita ancora oggi, che con uno stesso nome comune vengano indicate specie differenti: l’erba di santa Maria, per esempio, può essere l’elicriso (Helichrysum italicum, fioritura giallo oro in luglio-agosto, ideale su terreni aridi o nella roccaglia), la balsamita (Chrysanthemum balsamita = Tanacetum b. = B. major, fioritura gialla in giugno-luglio, per bordure alte in giardino), la menta (Mentha piperita, fioritura bianco-rosata in luglio-agosto, meglio in vaso in modo che non diventi infestante) o il timo (Thymus serpyllum, fioritura bianco-rosata in aprile-settembre, perfetto in vaso e in terra, dalla Sicilia a Bolzano).

Si ingenera così una buona dose di incertezza sull’identificazione, soprattutto quando l’indicazione rimbalza tra il Nord e il Sud, dove l’epoca di fioritura cambia in base al clima mentre i santi rimangono fermi sul calendario… Vediamo ora le piante che portano i nomi di due santi famosi, rimandando all'articolo completo sul numero di dicembre di Giardinaggio per scoprire tutti gli altri...


 

I santi più famosi

San Giuseppe si festeggia unicamente il 19 marzo. Tra le piante che fioriscono appena prima dell’inizio della primavera si annoverano il gelsomino di san Giuseppe(Jasminum nudiflorum, arbusto a volte coperto di corolle gialle già in gennaio, J. mesnyi, che in genere attende marzo per colorarsi, ambedue adatti a vasche o alla piena terra, anche sulle Alpi, spesso coltivati come ricadenti), e due fiori di san Giuseppe (Bergenia cordifolia, perenne adatta a climi freschi che si copre di vistose infiorescenze rosa tra fine febbraio e fine marzo, e Anemone nemorosa, l’anemone dei boschi dalle timide corolle candide che a volte compaiono già a fine gennaio, perfetto sotto alberi ombrosi d’estate). Ma esistono anche due erbe di san Giuseppe:Saxifraga latina, un endemismo delle Apuane reperibile fra 1.600 e 2.500 m, dai piccoli fiori rosa a inizio marzo alle quote più basse; e Achillea millefolium, comunissima erba dei campi, in fiore già in marzo nel Sud Italia, ma da giugno in poi nel Nord.


Sant’Antonio da Padova (13 giugno) dona il proprio nome a tre specie: il famosissimo giglio di sant’Antonio (Lilium candidum), dai nivei fiori aperti a metà giugno (ma se ritarda fino al 21 giugno diventa il fiore di san Luigi…) a simboleggiare la purezza (e quindi viene anche chiamato giglio della Madonna), coltivabile in tutta Italia, meglio se in piena terra; il fiore di sant’Antonio (Spartium junceum), una rustica ginestra dai fiori giallo uovo, profumatissimi, aperti dall’inizio di giugno lungo i pendii di tutta Italia fino alla Pianura Padana; e l’erba di sant’Antonio (Epilobium angustifolium), perenne che ama l’umidità, dalla ricchissima fioritura in pannocchie color rosa carico che in collina parte da metà giugno, ma in montagna dai 1.000 m in su si attarda sino alla fine di luglio (per questo vanta un secondo nome, quello di fiore di sant’Anna, onorata il 25 luglio).


L'articolo intero (di E.Tibiletti, "Quelle piante in odore di santità") sul numero di dicembre di Giardinaggio!

CRESCIAMO INSIEME
CERCA NEL PORTALE
LA RIVISTA