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Kaki: coltivazione e cura
Inviato da Redazione GI il 12-01-2012 19:30
Kaki

Il kaki è un bell'albero dai tanti nomi per un raccolto tardo-autunnale generoso e durevole negli anni: ecco un ospite perfetto nel giardino-frutteto domestico, anche in terrazzo se in grandi vasi.

 

 

 

• Il kaki è un albero di medie dimensioni: da adulto raramente arriva ai 12 m di altezza. La specie presenta una caratteristica curiosa, quella di avere piante maschili, piante femminili, piante con fiori maschili ed ermafroditi e altre con fiori femminili ed ermafroditi. Le piante con fiori femminili ed ermafroditi sono quelle che portano a una buona fruttificazione anche se è sempre consigliabile avere altri esemplari di kaki nelle vicinanze.

• Il kaki è lento nel partire, ci vogliono 3-4 anni per avere la fruttificazione, ma da adulto è un albero generoso che arriva a produrre anche 2 o 3 q.li di frutti da un solo esemplare, se allevato in condizioni ottimali e ben concimato a fine inverno con prodotti organici (pellet di stallatico).

• Non teme il freddo e ha bisogno di caldo estivo per poter ottenere frutti saporiti; un rischio a cui non esporre la pianta è quello della siccità, perché le radici del kaki sono molto sensibili alla carenza idrica. Occorre quindi che il suolo sia fertile, fresco e regolarmente inumidito, evitando il ristagno idrico.

• Nei giardini e negli orti è consigliabile lasciare al kaki la sua forma naturale, molto bella, aperta e globosa. Ha bisogno di spazio: tra i diversi esemplari è bene lasciare dai 6 agli 8 metri di terra.

• Non è necessario essere esperti potatori perché il kaki ha bisogno solo di occasionali interventi di pulizia dal secco. Sugli esemplari vecchi, una drastica riduzione della chioma è d’aiuto per rinvigorire la vegetazione. 

 

SE I KAKI CADONO PREMATURAMENTE…
• L'albero di kaki ha una buona resistenza al freddo, ed è solo nei suoi primi anni dopo l’impianto che risulta poco resistente al freddo. Conviene fasciare la base e il primo tratto del tronco con paglia; da adulto l'albero non avrà più bisogno di questa attenzione. Nelle aree settentrionali con inverni precoci e molto freddi meglio scegliere esemplari innestati su Diospyros lotus, una specie molto resistente al gelo.

• Gli esemplari giovani sono spesso sensibili agli sbalzi di temperatura e di irrigazione in primavera: ciò causa facilmente la cascola dei fiori e dei frutticini. Ci vuole un poco di pazienza: nel giro di pochi anni questa sensibilità diminuisce, comunque è consigliabile evitare di alternare momenti in cui il terreno è del tutto asciutto a fasi di eccessiva irrigazione.   

 

(tratto da “Kaki, un dolce frutto per l’autunno”, di L. Lombroso, n.11, 2011)