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Acero: consigli di coltivazione
Inviato da Redazione GI il 12-10-2011 17:43
Acero

Il genere Acer comprende oltre 150 specie originarie di Europa, Cina, Giappone e America settentrionale. Il nome, dal latino acer cioè ‘appuntito’, si deve al botanico francese Joseph Pitton de Tournefort (1656-1708) ed è un chiaro riferimento all’estremità affusolata delle foglie palmate, che possono presentare tre, cinque, sette o più lobi.

In molti esemplari provenienti dall’Estremo Oriente e dall’America, considerati tra i più decorativi, la chioma assume colorazioni autunnali molto vivaci, dall’arancio al rosso e dal bronzo al porpora. Le collezioni di alcuni giardini botanici e i boschi spontanei di acero sono meta di turismo sia negli Stati Uniti e Canada che in Giappone, proprio per le scenografiche esibizioni del fogliame a fine stagione. Il termine giapponese momijigari (‘caccia alle foglie di autunno’) indica infatti la tradizione di passeggiare nelle campagne per ammirarne i colori fiammeggianti. Dai piccoli cortili urbani ai grandi parchi esiste un tipo di acero appropriato allo spazio e alla situazione disponibile: l’altezza varia da 1 a 30 metri e la provenienza è solitamente una buona indicazione della futura taglia, poiché la maggior parte degli aceri di origine americana raggiunge grandi dimensioni mentre quelli orientali sono piccoli e con forme scultoree.

 

Consigli di coltivazione

• Le condizioni ideali per la crescita degli aceri sono terreni freschi e leggeri, ben drenati ma non asciutti ed esposizione al sole del mattino e ombra luminosa nel pomeriggio, specialmente d’estate se si superano i 28-30 °C.

• Queste condizioni possono rivelarsi difficili da ricreare nei centri urbani di solito fortemente surriscaldati, in particolare per quanto riguarda la coltivazione in vaso. Vanno evitate situazioni di pieno sole per tutta la giornata e l’eccessiva prossimità a pavimentazioni o pareti che riflettono il calore estivo sulle foglie.

• Posizioni che rimangono a mezz’ombra almeno per la seconda metà della giornata si creano sotto la chioma di alberature più alte e non troppo dense, che generano una luce filtrata, ma anche all’ombra di edifici o schermature che offrano rifugio agli aceri giapponesi nelle ore più assolate mantenendo così una migliore colorazione del fogliame, anche se va ricordato che i soggetti a foglia rossa preferiscono una buona illuminazione tutta la giornata.

• Gli aceri giapponesi richiedono protezione da venti freddi, che possono danneggiare la chioma e creare problemi fisiologici.

• I ristagni d’acqua possono causare gravi danni in poco tempo. È importante garantire un drenaggio ottimale e mantenere il colletto della pianta in una posizione leggermente sollevata rispetto al terreno. Se alcune radici rimangono scoperte, si possono comunque ricoprire poi con pacciamature adatte.

• Durante la stagione vegetativa e nei mesi estivi è necessario apportare irrigazioni regolari evitando di lasciare asciugare troppo il terreno per scongiurare il disseccamento del fogliame, che reagisce immediatamente tanto alla scarsità idrica quanto all’eccesso.

• Varietà giapponesi sono talvolta soggette a verticillosi, una malattia fungina che colpisce i delicati organi interni di fusto e rami. L’unico rimedio è prevenirla con buone norme di coltivazione.

• La moltiplicazione si effettua con la semina per le specie e con talee o con innesto per le cultivar.

• L’acero giapponese è spesso ritenuto una pianta acidofila ma senza particolare motivo. Acer palmatum mostra forse una preferenza per i terreni neutri o acidi ma sopporta senza problemi anche quelli leggermente alcalini, purché l’impasto e le irrigazioni siano conformi alle richieste di coltivazione. Nei terreni argillosi e calcarei si possono aggiungere torba e terriccio organico nella buca.

• È apprezzata una leggera pacciamatura con letame maturo o composta di foglie a fine autunno, ma si possono utilizzare altri tipi di concime anche a inizio primavera o in fasi successive, senza eccedere con prodotti ad alto contenuto di azoto che causano una risposta vegetativa dei germogli tardivi, che poi non riescono a lignificare prima dell’inverno e rimangono vulnerabili al gelo.

 

(tratto da “Aceri, fuoco d’ottobre”, di L.Ferrari, n.10. 2010)

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