Video in primo piano
PONI UNA DOMANDA
curare il giardino
People
La trasformazione del melograno da arbusto ad albero
Inviato da Simona Monterosso il 06-10-2010 12:54
Fiore_melograno_a36383e6

Pianta antichissima, il melograno (il cui nome scientifico è Punica granatum), è tipica dell’Asia Occidentale. La sua provenienza geografica ci indica che ama i climi caldi, sopportando bene le alte temperature estive e patendo le piogge e l’elevata umidità sia del terreno che dell’aria, motivo per cui la pianta tende a spogliarsi precocemente.

Diffusa e coltivata in Italia e in Spagna, il melograno da frutto non supera i 5/7 metri di altezza e possiede foglie caduche piuttosto piccole e allungate che cambiano colore a seconda della fase vegetativa della pianta, passando da rosse a verdi. I fiori, rossi, compaiono in estate sia sull’apice dei rami che sui dardi. I frutti sono delle grosse bacche chiamate balauste, con epidermide spessa e legnosa di colore giallo-arancio, che contengono al loro interno semi rosso rubino.



Per la consumazione del frutto fresco si usa il seme, che può venire impiegato anche per la preparazione di sciroppi, bibite, marmellate e prodotti di pasticceria. In Italia si conoscono le cultivar Dente di Cavallo, Neirana, Profeta Partanna, Selinunte, Ragana e Racalmuto, tutte agro-dolci o dolci, adatte per il consumo fresco.

I frutti di melograno hanno proprietà astringenti e diuretiche. L’epidermide del frutto è costituita per circa il 30% da tannini da cui è possibile ricavare un colorante giallo, che nei Paesi Arabi viene utilizzato per la produzione degli arazzi. Anche dalle radici si ricavano coloranti, utilizzati però nella cosmesi. In medicina vengono usate la corteccia (per la presenza di alcaloidi), i fiori ed i frutti (in cui si trovano tannini e mucillaggini). La corteccia è un potente tenifugo, ma essendo velenosa è da usare con estrema cautela; i fiori si usano in infuso contro la dissenteria, mentre il tegumento dei semi è astringente e diuretico.

La propagazione del melograno avviene solitamente per talea a fine inverno, mentre quella per seme è difficile e non consente di mantenere le caratteristiche della pianta madre, per cui deve essere seguita da innesto.

Caratteristica della pianta di melograno è quella di essere molto pollonifera, quindi se lasciata crescere naturalmente tende ad assumere la forma di un cespuglio. Grazie ai frutti, alle foglie ed ai fiori molto colorati, essa viene potata ed usata con scopo ornamentale. Esistono anche varietà di melograno da fiore che non fruttificano, oltre a specie di bonsai di melograno.

Per i melograni non a scopo ornamentale, la potatura va eseguita prima della ripresa vegetativa e quindi in ottobre/novembre e serve per permettere alla pianta di fruttificare. Per fare questo è importante che il sole riesca a colpire tutti i frutti, che altrimenti non giungerebbero a maturazione. Sarà quindi sufficiente eliminare i rami secchi, senza esagerare. Con un’eccessiva potatura ci sarà una vigorosa crescita vegetativa a discapito della produzione di frutti. Al contrario, una scarsa potatura porterà allo spezzamento dei rami a causa dell’eccessiva fruttificazione.

Prima di procedere con la potatura, scegliere i rami principali che diventeranno la struttura portante della pianta; solo in un secondo momento eliminare i rami secchi, quelli che non hanno dato frutti e quelli che si incrociano tra di loro, tenendo a mente che i fiori e i frutti andranno a formarsi sui rametti delle ramificazioni laterali. I rami lunghi e dritti andranno quindi accorciati per impedire lo sviluppo del melograno in altezza. L’angolo di taglio per effettuare la potatura deve essere di 45°. Come avevamo anticipato, ai piedi della pianta tendono a crescere numerosi pelloni, che andranno tagliati se preferite che la vostra pianta non diventi un arbusto. Quest’operazione, inoltre, permetterà una vegetazione più ricca.

Per quanto riguarda la concimazione, il melograno è una pianta forte e longeva: sarà sufficiente intervenire con abbondanti concimazioni organiche alla fine dell’inverno e disporla in terreni leggermente acidi. Raramente si verificano attacchi di afidi, coccinigli e funghi (macchie scure sulle foglie, che poi ingialliscono), facilmente debellabili con prodotti specifici.

CRESCIAMO INSIEME
CERCA NEL PORTALE
LA RIVISTA