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Il compostaggio delle foglie: semplice, ecologico, economico
Inviato da Redazione GI il 05-10-2011 13:54
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Il processo di biotrasformazione dei resti vegetali in terriccio ricco di valori nutritivi è un fenomeno noto fin dall’antichità ed è considerato la base dell’approccio biologico all’agricoltura e al giardinaggio. Da sempre praticato in campagna, oggi trova applicazione anche nei giardini urbani grazie alla disponibilità di attrezzature pensate per facilitare questo lavoro e renderlo privo di effetti collaterali indesiderabili, quali l’emissione di cattivi odori o la presenza di insetti o animali. Un buon sistema di compostaggio rende del tutto inesistenti queste problematiche. Il fenomeno di decomposizione avviene in modo del tutto naturale nei boschi e nelle foreste: le foglie e i resti caduti a terra formano uno strato che si decompone gradualmente, rilasciando nell’aria un buon ‘odore di terra’. Responsabili di questo incessante lavorio sono i microrganismi che ‘digeriscono’ lentamente ma inesorabilmente i resti delle piante, e li trasformano in un substrato leggero, ricco di sostanze nutritive.

A livello domestico, difficilmente è possibile lasciare le foglie accumulate in un angolo e aspettare per mesi e mesi che si trasformino. L’uso di un biotrituratore semplifica il lavoro: i resti vegetali finemente sminuzzati sono soggetti ad una decomposizione rapida e corretta, che può avvenire in un apposito contenitore, il bidone da compostaggio.

Un buon sistema per ottenere una miscela adatta al rapido compostaggio è quello di sminuzzare insieme le foglie e la tosatura del prato. Ciò provoca la formazione di un tritume arieggiato e ben miscelato, importante soprattutto se le foglie raccolte provengono da alberi quali quercia, pioppo, platano, che sono coriacee e contengono sostanze che rallentano la decomposizione. Tutte le foglie leggere e ben secche si decompongono rapidamente e danno luogo a un prodotto finale di buona qualità se integrato da altri resti vegetali di origine diversa, per ottenere un humus equilibrato e ricco di minerali utili.

L’ideale è ottenere una composizione mista di parti verdi (foglie o resti del prato) che contengono molto azoto, e parti marroni (foglie secche o ramaglia tritata) che provvedono a fornire una quota di carbonio. Una conseguenza diretta del compostaggio è il fatto che le foglie vengono smaltite a casa propria, senza il fastidio di doverle accumulare in sacchi e portarle alla discarica. L’altra conseguenza positiva è che il compost ricavato, oltre che molto utile e del tutto naturale, è anche a costo zero ed elimina o riduce la necessità di acquistare concimi.

L’importanza di un buon composter

Per il perfetto smaltimento e trasformazione dei rifiuti vegetali in terriccio fertile è utile dotarsi di un contenitore apposito. Un buon bidone da compostaggio ha il pavimento grigliato, fondamentale per consentire l’accesso di aria dal basso. Il cono di aerazione centrale favorisce il flusso dell’aria e la convoglia adeguatamente: questo fattore è alla base di un processo di biodegradazione senza emissione di odori sgradevoli e senza rischio di marcescenza del materiale.

Si possono scegliere anche modelli più semplici o accumulare i resti in un cestone di rete o di legno, ma sono sistemi consigliabili quando è possibile collocare il compost a una certa distanza dall’abitazione e in zone dove il clima è arieggiato e non troppo umido. Una certa umidità è comunque necessaria: in estate occorre periodicamente innaffiare e, quando necessario, integrare il materiale con un acceleratore di compost.

Si tratta di prodotti granulari a base di guano (deiezioni di uccelli marini), urea, calcio e sostanze attivate con microrganismi specifici grazie ai quali il processo diventa più rapido ed efficiente.

(tratto da "...che ne faccio delle foglie?", di L.Lombroso, n.10, 2007)

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