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Il viola che incanta
Inviato da Redazione GI il 23-06-2010 21:17
Ancora lavanda bianca 2007 002web

Nell’Alta Provenza d’estate il colore della terra e delle piantagioni disegna paesaggi mozzafiato. Colline e vallate – dalle regioni al confine con l’Italia fino Avignone, Costa Azzurra e Camargue – si dipingono di blu, mentre tra i piccoli borghi antichi si celebrano i doni del fiore di lavanda.

La fascinosa strada provenzale ha strette connessioni con l’industria dei profumi di Grasse, cui nei decenni passati confluivano raccolti di lavanda dalle alture del Piemonte. Ma il piccolo fiore blu è festeggiato anche in altre località italiane: nell’entroterra ligure, a Casola Valsenio in territorio romagnolo, a Venzone nell’alto Friuli.

Prima di andare alla scoperta di queste realtà occorre fare una premessa su Lavandula angustifolia vera, protagonista delle feste di casa.

Appartiene alla famiglia delle Lamiaceae (Labiatae), è rustica, spartana, di poche esigenze e allo stato spontaneo, prospera anche su terreni calcarei miscelati a sassi; sopporta basse temperature e per questo la troviamo fino i 1500-1800 metri. Ha solo due necessità: terreno ben drenato e sole. I suoi semi sono duri, germinano in tempi lunghi, e maturi, se non trovano l’habitat ideale, possono venire soffocati da erbe, rovi o flora arborea. Ben vengano perciò gli erbivori che brucano l’erba intorno, ma risparmiano la piantina di cui non amano il profumo.

E’ singolare che gli itinerari italiani sulle vie della lavanda prendano avvio proprio da Casola Valsenio vicino a Brisighella dove nell’800, secondo comprovate documentazioni storiche e scientifiche, si trovavano colonie di lavanda angustifolia spontanea. Non hanno però retto alla competizione con specie più aggressive.

Nel paesino molte attività sono riconducibili al Professor Augusto Rinaldi Ceroni, come la festa della lavanda, un tempo festa dello spigo, che si conclude con la benedizione augurale in chiesa. Casola deve tantissimo a questo insigne personaggio - figura di riferimento nelle scienze erboristiche, negli studi e nelle sperimentazioni sulle piante officinali. Autore di libri sulla coltivazione della lavanda tuttora validi, ne ha avviate innovative coltivazioni sui terreni scoscesi della valle dimostrando le opportunità anche economiche che potevano scaturirne. Con metodi rigorosamente scientifici, negli ’50 ha selezionato una cultivar, "Lavandino RC" ad alta resa e la Lavanda Officinale Selezionata, particolarmente adatta al suolo appenninico e ricercata dagli agricoltori come taglio tisana e per la successiva trasformazione in estratti. Uno dei suoi capolavori, il Giardino delle Erbe inaugurato come Orto Botanico nel 1975 e a lui intitolato, apre le porte il 20 giugno perché il pubblico possa ammirare lo spettacolo dei lavandeti in fiore blu, viola, rosa, bianco, contornati da salvie, camomille e altre officinali in boccio: venti le specie coltivate nel giardino.

Nel nome della lavanda, con sfilate di carri stracolmi di fiori e omaggi di profumati mazzolini si celebrano feste nelle stesse giornate di luglio in due diverse località italiane. Domenica 19 luglio sul Colle di Nava il Gruppo Amici del Col di Nava mantiene in vita il ricordo della fiorente attività di un’impresa italiana, la Niggi, che aveva fatto conoscere in Italia e nel mondo la Lavanda Coldinava ottenuta dalle piantine di Lavandula angustifolia vera spontanee sulle alture circostanti. La qualità superiore della lavanda di montagna, profumatissima, era contesa dalle distillerie locali, ma soprattutto da quelle di Grasse in continua espansione. Per difendersi dalla concorrenza e garantirsi i raccolti la Niggi aveva deciso di stipendiare i raccoglitori anche in tempi di stasi di lavoro e integrare con coltivazioni nei prati del colle, dove tendeva ad avanzare il bosco ad alto fusto. In seguito, a causa di alterne fortune, negli anni ‘80 l’azienda è andata in declino passando ad altri proprietari, segnando il destino della lavanda sul Colle. Oggi la incontriamo durante le passeggiate in quota o nei campi di piccoli produttori che la vendono nei mercatini locali in mazzetti o rocchette.

Storia di tempi moderni è invece la festa della lavanda di Venzone, a carattere itinerante nella regione Friuli Venezia Giulia, quest’anno si svolge a Lignano Sabbie d’oro, dal 18 al 19 luglio, con sfilate di carri di lavanda per il centro città e festosi mercatini degli innumerevoli prodotti ottenuti dalla pianta. L’evento è anche occasione di incontri sul tema, molto sentito, della sopravvivenza delle api. Intorno alla lavanda di Venzone (Lav. Angustifolia qualità extra), oggetto di studi e ricerche dell’Università di Udine, si raggruppa un numero crescente di agricoltori che traggono vantaggi anche dalla coltivazione su piccoli appezzamenti. Nell’impresa, ideata e condotta da Paola Toso, partecipano piccole cooperative locali, che realizzano oggettistica utilizzando o ispirandosi al fiore, come le famose “scarpett” friulane, in vendita nel mercatino a Lignano Sabbie d’oro assieme a cosmetici, pot pourri, candele liquori, dolciumi e molto altro ancora.

Prima che scenda il buio è titolo di un libro dedicato agli oggetti e cose del passato in Val d’Ayas della Priuli e Verluca, che è parso appropriato per definire il lavoro di un gruppo di donne dell’occitana Val Gesso (Cuneo) nel Parco Naturale Alpi Marittime al confine con la Francia, impegnate a tramandare il ricordo della loro valle come era quando fioriva la lavanda. Dopo aver dato vita al Circolo Culturale Tabas di Andonno dove sono riuniti oggetti di vita quotidiana del tempo andato, raccogliendo ricordi di compaesani e documenti ufficiali, hanno ricostruito un importante pezzo di storia del paese. Le loro ricerche saranno presentate l’1 e il 2 agosto alla Festa della Lavanda, o per dirla in occitano “ai temp d’l’izòp”.

Ad Andonno, e in tutta la Val Gesso, l’ultimo raccolto risale al 1965, complici i bassissimi costi di questa labiata dei paesi dell’Est e della Cina. Racconti e testimonianze rievocheranno per giovani generazioni e villeggianti l’intenso legame tra il fiore e la storia della gente di Andonno, anche attraverso messe in scena dei lavori collegati alle attività della valle. Durante la giornata sono organizzate visite alle coltivazioni sperimentali di lavandeti in quota, voluti dal Parco naturale Alpi Marittime, ed escursioni guidate alla scoperta della pianta in fiore.

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