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"Giardini e no (manuale di sopravvivenza botanica) di Umberto Pasti
Inviato da Barby il 02-06-2010 00:59
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"Giardini e no" è un libro che si può (e si fa) leggere nella penombra di un giardino, magari mentre cala la sera, sorseggiando con lentezza un tè profumato alla menta, che sprigioni con il suo aroma le atmosfere marocchine evocate dall'autore. E' un libro anche un po' ostico, in qualche modo scostante - almeno all'inizio - come certe persone incontrate per caso, che a prima vista paiono avvolte da ruvida e coriacea scorza. A tratti, per la ricchezza e precisione terminologica, vicino al rigore di un trattato di botanica, a tratti perfino un po' snob, ricercato e colto come un saggio di filosofia applicata al giardino, è - in realtà - un libro di autentica "psicologia verde", di ritratti umani analizzati attraverso l'impietosa lente d'ingrandimento vegetale. Affine, in certi momenti, al bel testo di Duccio Demetrio "E tu di che giardino sei?", con il suo continuo e complice rivolgersi direttamente a noi lettori, con le frequenti domande che si (e ci) pone, le riflessioni e digressioni, anche letterarie, ci aiuta a capire qual'è (o dovrebbe essere) la vera essenza di ogni giardino. Che non può tradursi - sostiene l'autore - in un'accozzaglia, regolata o illogica, di piante, colori, forme: perché fare un giardino è, innanzitutto, umiltà, esercizio della non-violenza, abbandono al genius loci, alla voce più antica e segreta del proprio spazio verde che - ma non è poi così strano - coincide nella maggior parte dei casi con quella che ci parla nel cuore. Creare un giardino è fatica incessante, dedizione, preghiera: è ricerca dell'Eden perduto, dolore, estasi, appagamento dell'anima e dei sensi...E ancora, costruire un giardino è imparare a sognare, a vedere con uno sguardo nuovo, spalancato sull'Altrove, sull'infinito; è - alla fine - accettare l'ultima, la più radicale delle metamorfosi, diventare albero o foglia. Perché...Il paradiso non esiste altrove. Per noi giardinieri il paradiso è qui. Si chiama mondo, e il luogo in cui sorge ha nome di Realtà. Entraci anche tu, con la forza delle tue mani e la potenza della tua immaginazione, spaccandoti le braccia e la schiena, fantasticando. Questo giardino somiglierà solo a te; ti concilierà con l'idea della morte: la luce di questo scandalo illuminerà il mistero della tua vita.

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