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Salento, tra natura e giardini
Inviato da Redazione GI il 25-02-2010 14:07
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Crocevia di acque, terre e popoli, il Salento ha sempre presentato caratteri dissimili dal resto della Puglia sia nel linguaggio, più dolce e lontano dal serrato dialetto regionale sia in architettura che qui ha visto nascere il famoso barocco leccese.

Forse l’unico tratto in comune col resto del territorio è dato dall’attività economica basata essenzialmente sulla pesca e sull’agricoltura. Ed è proprio il retaggio dell’antica cultura contadina a raccontarci di luoghi magici e misteriosi nei quali strane rocce sparse nelle campagne hanno acceso la fantasia popolare. Erano i dolmen, sepolcri costituiti da una lastra in pietra sostenuta da massi infissi nel terreno, i menhir, lunghi e squadrati pilastri di pietra col lato largo esposto al sole - segno evidente del loro significato religioso - e le specchie, cumuli di sassi alti 5-6 metri utilizzati, forse, come elevati punti di osservazione: monumenti megalitici circondati ancora oggi da un alone di mistero.

Il collezionista

“Giardini megalitici” si trovano a Giurdignano e nella vicina Giugginello, dove merita una visita La Cutura, una masseria del Settecento che racchiude tra le sue mura un vero tesoro per gli amanti del verde.

L’esistenza di questa oasi di verde si deve alla passione di Salvatore Cezzi che da oltre vent’anni colleziona, e mette a dimora, piante raccolte in ogni angolo del mondo. Disseminati su una superficie di 35 ettari, sono presenti oltre 2500 esemplari armoniosamente disposti in aree a tema: l’antico recinto degli ovini, ora colorato dalla fioritura di piante aromatiche (menta, alkermes e lavande); il Roseto con le sue cento varietà e il Giardino all’italiana tra le cui verdi geometrie crescono oltre settanta varietà di piante officinali (artemisia, aglio, liquirizia, ecc.). Per gli altri angoli da scoprire bisognerà attraversare la parte più vecchia della masseria, il Borgo antico con le tipiche costruzioni rurali in stile spagnolo per giungere, superato il bosco di querce secolari (Quercus Ilex), al Giardino Segreto, un luogo appartato che custodisce le piante più rare. Superato un viale adorno di gerani si accede, da una scalinata realizzata nella roccia, nella vecchia cava di tufo dove si è accolti da armoniose felci che s’inerpicano sulle rocce, orchidee, frutti esotici ed essenze profumate, conifere nane, Eritrine e Gordonie.

Ma sono soprattutto le cactacee ad aver colpito l’interesse del padrone di casa e a rappresentare il clou della collezione. Nel Giardino Mediterraneo, una bordura di Dianthus racchiude le tipiche essenze della macchia mediterranea (ginestre, mirti, timi, ecc.), per giungere dinanzi alla grande Serra delle Piante Grasse e Tropicali.

Il caldo umido che investe appena superato l’ingresso denota la particolare cura prestata nella coltura di queste piante, divise in due padiglioni e per nazione di appartenenza. Si avrà così la possibilità di ammirare, tra le altre, la Mammillaria messicana, la Eulycnia cilena o la Cheropegia Fusca africana.

Per completare la visita non mancheranno che il Giardino Roccioso, nel quale il paesaggio sud-americano è ricordato da oltre duecento varietà tra agavi, opuntie e cactacee, e il piccolo museo che accoglie attrezzi agricoli e una collezione di bambole. Infine, se si è fortunati, si potrebbe avere l’occasione di visitare la collezione privata del sig. Cezzi il quale, fortemente attratto dalle forme anomale delle piante grasse, realizza numerosi innesti per creare le sue Chimere.

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