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Un giardino in bianco e nero
Inviato da Redazione GI il 24-02-2010 16:02
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L’accostamento del bianco e del nero è da sempre un classico nell’abbigliamento, indice di sobrietà e di eleganza. Una scelta stilistica sempre ineccepibile, che è applicabile con successo persino al giardino. In realtà l’unione di questi due opposti, così carismatici e fortemente intrisi di simbolismo, si risolve in una disarmante semplicità che, seppure innovatrice, risulta armonica.

Opposti e complementari

Il bianco e il nero si arricchiscono reciprocamente, accentuandosi nei rispettivi candore e profondità; se ben orchestrati trovano vicendevole completamento ottico e, in assenza di distrazioni a tinte forti, il loro rapporto diventa ordinato e formale, portatore di un’atmosfera rilassante.

Tra tutti gli schemi di colore, il gioco monocromatico è certamente il più insolito e avanguardista, particolarmente se inteso allo stato ‘puro’: bianco senza sfumature nelle fioriture e nero nelle tonalità più profonde, con una bassa percentuale di blu, porpora o marrone. Il giardino in bianco e nero richiede disciplina iniziale e, nel tempo, la determinazione necessaria per evitare piante non pertinenti.

Struttura in chiaroscuro

Dal punto di vista pratico, nel gioco delle alternanze, si ricordino le caratteristiche ottiche dei protagonisti: la luminosità del bianco, per esempio, ne aumenta il peso visivo, mentre il nero ha la tendenza a recedere piuttosto che a mettersi in evidenza. Nella disposizione della struttura permanente, la sagoma incisiva di alcune specie, come Phormium ‘Platts’ Black’ e ‘Bronze Baby’ dal tenebroso fogliame spadiforme, le rende efficaci punti di riferimento se posizionati su uno sfondo chiaro, mentre la trama ariosa e merlettata del Sambucus ‘Black Lace’ si avvantaggia della complicità di tappezzanti bianco variegati. Tra i soggetti neri più affidabili Ophiopogon planiscapus ‘Nigrescens’ è una piccola erbacea dalle foglie sottili e allungate color liquirizia. Altrettanto validi alcuni arbusti con sfumature cacao (Pittosporum tenuifolium ‘Tom Thumb’, Physocarpus opulifolius ‘Diablo’, Sambucus ‘Black Beauty’), che offrono maggiore diversità di portamento e dimensioni oltre a fornire solide masse di fogliame che rafforzano l’impatto delle fioriture chiare. La controparte è provvista da arbusti bianchi, (Senecio cineraria), grigi (Lavanda, Santolina, Stachys) o con variegature candide prominenti (Euonymus f. ‘Silver Queen’ e ‘Emerald Gaiety’, E. japonicus ‘Bravo’, Pittosporum tenuifolium ‘Garnettii’).

Tra i contributi arborei interessante Betula utilis var. jacquemontii, una betulla riconoscibile per il candore latteo della corteccia.

Con i fiori, gioco di luci e ombre

Nel considerare gli elementi fioriferi si ricordi che quelli scuri scompaiono senza uno sfondo chiaro e vengono inghiottiti dalle prime ombre della sera, mentre le fioriture bianche si avvalgono dell’austerità di un sipario nero per emergere e acquistano speciale importanza la sera e di notte, quando diventano quasi luminescenti. I fiori grandi, dalla forma nitida come la calla erbacea o il tulipano, sono visibili anche in numero limitato e si addicono a situazioni contenute, in cui l’incisività deve sostituire l’abbondanza; mentre le corolle piccole, come le margherite, vanno disposte in massa in spazi meno ristretti e mescolate liberamente a fogliami neri, (per esempio l’annuale Amaranthus lividus subsp. lividus, da seme) e fioriture prolungate, offerte da erbacee come Scabiosa ‘Chile Black’, con cuscinetti color liquirizia punteggiati di bianco, oppure annuali, tra cui Centaurea cyanus ‘Black Ball’, un fiordaliso tutto nero e viola, ‘Black Moon’ o ‘Zorro’. Graminacee trasparenti e ariose si rivelano spesso utili intermediari per amalgamare l’insieme senza prevalere visivamente.

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