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Cinque Terre, tra cielo e mare
Inviato da Redazione GI il 12-02-2010 18:14
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Otto miglia di costa rocciosa a picco sul mare, con centinaia di chilometri di muretti a secco che delimitano piccoli appezzamenti di terra coltivati per lo più a vite e a ulivi e limoni, in cui sono incastonati gli antichi paesi di Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso al Mare, legati da un’unica storia e da un unico destino, ma profondamente diversi l’uno dall’altro.

Natura variegata

Qui tutto sembra innalzarsi dal mare, o protendersi verso di esso, sfidando la forza di gravità. Ma ciò che più colpisce sono i terrazzamenti. Se si mettessero in fila uno dietro l’altro i muretti a secco che li sorreggono, si supererebbero i 6700 km: un’opera titanica, che ha visto l’uomo frantumare la roccia per creare terrazze dove coltivare viti, ulivi, ortaggi. Viticoltura eroica, è quella della gente delle Cinque Terre, e la natura ha compensato il suo sforzo con lo Sciacchetrà, Doc dal 1973, ma prodotto fin dal Medio Evo. Definito da Giovanni Pascoli “rugiada delle Cinque Terre”, ha le origini del nome avvolte dalla leggenda: c’è chi dice derivi da sakkar (dolce), chi da sciacca (termine dialettale che indica lo schiacciamento dell’uva), chi da shekar (liquore palestinese).

La vegetazione spontanea ha invece il sopravvento sulle scogliere - alte e frastagliate, punteggiate da spiaggette di ciotoli e sabbia - dove spiccano le spade dell’agave americana, le macchie di euforbia arborea, il pittosporo e i gialli cespugli della ginestra spinosa, che si accompagnano alla valeriana rossa e ai fichi d’India, in un contrasto cromatico diffuso ovunque. Man mano che aumenta l’altitudine i castagneti, le leccete e i piccoli nuclei di querce da sughero prendono il posto delle coltivazioni litoranee e l’orizzonte vegetale si completa con un fitto rivestimento di boschi cedui e macchie di pino marittimo.

Il fascino della storia

Risale a oltre 500 anni fa la denominazione Cinque Terre, che unisce sotto un unico nome i cinque borghi sorti attorno all’anno Mille a ovest de La Spezia, lungo un antico tracciato del periodo romano. Rimasti isolati per secoli e praticamente inaccessibili se non dal mare, solo nel 1874 furono raggiunti dalla ferrovia, ancor oggi il mezzo più comodo e meno invasivo per visitarli.

Sempre - anche quando il mare in burrasca tormenta le le Cinque Terre sono splendide da visitare, ma è con la primavera che rivelano il loro aspetto più dolce, carico di profumi di erbe selvatiche misti a salsedine, e di colori pastello.

Un percorso in cinque tappe

Le Cinque Terre vanno assaporate a piedi e la primavera.

Porta d’accesso alle Cinque Terre, cuore e sede dell’omonimo Parco, Riomaggiore è un pittoresco borgo di pescatori, con due file di case alte e strette, dai tipici colori pastello, i ruderi del castello risalente al XVI secolo e un alternarsi di luce e oscurità, proveniente dagli stretti carrugi. A sud ovest del paese si visita l’Orto Botanico di Torre Guardiola, sull’omonimo promontorio sovrastante Capo Montenero. Il percorso botanico porta alla scoperta della macchia mediterranea, mentre gli ex-bunker tedeschi della Seconda Guerra Mondiale sono utilizzati per frequentare corsi, consultare database multimediali e testi scientifici sulle specie animali e vegetali che popolano l’area marina e la macchia mediterranea.

Tappa successiva, Manarola, costruita all’interno di una gola rocciosa, con un pittoresco porticciolo e nota per la produzione di olio e vino, a cui è dedicato un piccolo Museo. Le sue case dalle facciate multicolore si inerpicano su uno sperone alto 70 m sul mare: di grande impatto è il colpo d’occhio offerto dall’enorme scoglio nero lambito dalle acque. Per arrivare a Manarola, abbandonate il treno e percorrete la Via dell’Amore, uno dei sentieri più romantici e celebrati al mondo. Scavata nella roccia a mezza costa, a picco sul mare, questa strada pedonale, lunga circa un chilometro, è il luogo ideale non solo per gli innamorati che usano dichiararsi qui reciproco amore, ma anche per conciliarsi con la natura.

Proseguendo oltre, lo sguardo punta in alto: un centinaio di metri sopra il mare, ecco Corniglia, borgo che pare più collinare che marinaro, arroccato sul crinale del promontorio e collegato alla spiaggia da una scalinata di 365 gradini. Splendido il panorama che si gode da questo piccolo paese, di tradizione più agricola che marinara, circondato da vigne di Sciacchetrà.

Borgo di antiche tradizioni marinare, Vernazza si mostra nello splendore delle sue logge, dei suoi portali e dei suoi porticati: un suggestivo percorso porta sulla cima del colle dove sorge il castello, dell’XI secolo, da cui si gode una splendida vista.

L’ultima tappa è Monterosso al Mare, la principale località turistica delle Cinque Terre, con una bella spiaggia. Ogni anno, il sabato che precede la domenica dell’Ascensione, Monterosso celebra uno dei suoi prodotti tipici (insieme all’olio e al vino) con la Sagra dei limoni: stand gastronomici, musica, animazioni, premiazione dell’agrume più grosso animano per una giornata intera le sue strette e pittoresche vie. Da assaggiare il limonino, dal delicato sentore di agrumi.

A Monterosso si trova anche il Parco letterario dedicato al poeta Eugenio Montale, cantore di queste terre, che amava soggiornare a Monterosso, dove i genitori avevano costruito all’inizio del Novecento una villa per le vacanze, proprio di fronte alle cave del Mesco.

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