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Il diradamento dei frutti, per un raccolto migliore
Inviato da Redazione GI il 10-02-2010 16:30
Diradamento_apert

Il diradamento dei frutti è in realtà una specie di “potatura”: si conduce sui frutti già formati, quando la produzione appare eccessiva, perché si rischia di sfruttare troppo la pianta e di raccogliere frutti più piccoli, bruttini e meno saporiti. Inoltre, ad anni di abbondante ed esagerata produzione di frutti seguono annate estremamente scarse (alternanza di produzione).

Infatti, insieme con l’allegagione dei frutticini inizia anche la formazione delle gemme che si svilupperanno l’anno seguente. Se all’interno della nuova gemma si iniziano a formare gli organi fiorali sarà una gemma fruttifera, altrimenti sarà una gemma a foglia, improduttiva. Questo processo non è casuale, ma è condizionato dal numero di frutti presenti sulla pianta. Se questi sono troppi, la pianta non riesce formare nuove gemme fruttifere, e l’anno seguente presenterà pochi fiori e quindi frutti.

Il diradamento va condotto entro 30-40 giorni dalla fioritura, appena è terminata la cascola dopo la sfioritura, per evitare che la pianta perda troppe energie nel portare avanti tutti i frutticini. Su piante piccole, si può favorire la naturale cascola di giugno scuotendo brevemente ma con vigore la pianta, ripetendo l’operazione dopo qualche settimana.

Per capire quanti frutti togliere a mano (tagliando con le forbici il picciolo dei frutti), bisogna considerare l’età e la vigoria della pianta, perché le piante giovani e molto vigorose sopportano un numero maggiore di frutti; inoltre, sui rami esili si devono sempre mantenere pochi frutti.

Vanno comunque eliminati i frutti che presentano attacchi di parassiti o malformazioni, così come quelli più piccoli o con ferite da grandine o altro. I frutti rimanenti devono essere ben distribuiti e in numero proporzionato alle foglie.

Diradando a mano i meli, cioè i fruttiferi che ne hanno più bisogno, tra un frutto e l’altro deve rimanere lo spazio compreso tra pollice e indice. Sul pero invece raramente è necessario eseguire il diradamento, perché la cascola naturale dei frutticini è sufficiente a garantire l’accrescimento di quelli rimasti sull’albero. Sulle Drupacee si procede manualmente a scalare a seconda delle varietà, a cominciare da quelle più precoci.

Il diradamento può riguardare anche le foglie (soprattutto sui peschi), se queste coprono molto i frutti: bisogna lasciarne i due terzi perché possano svolgere la loro funzione fotosintetica senza danneggiare la pianta.