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Lillà, quel profumo di primavera
Inviato da Redazione GI il 10-02-2010 14:13
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Pochi arbusti raggiungono l’intensità inebriante del lillà nel pieno della fioritura. Le vaporose infiorescenze che d’improvviso traboccano dai rami celebrano con gioioso abbandono il tripudio floreale della primavera e per due brevi ma gloriose settimane riempiono il giardino con il loro inconfondibile profumo. Le connotazioni romantiche attribuite al lillà si ritrovano nel linguaggio dei fiori, che eleva quello bianco a simbolo della purezza di gioventù e quello porpora a rappresentante delle prime emozioni d’amore.

Non tutti i lillà, però, possiedono la stessa fragranza e tradizionalmente solo i fiori delle specie e varietà più odorose venivano utilizzati per ottenere le preparazioni necessarie per profumi e cosmetici, tra cui ‘l’olio di lillà’ ricavato per macerazione delle corolle in grassi vegetali e ‘l’essenza di lillà’, estratta tramite solventi volatili. Le classiche varietà di Syringa vulgaris rimangono le migliori se si cerca il profumo, perché molti ibridi moderni con infiorescenze spettacolari o colori nuovi (S. ‘Sensation’, violetto con marginatura bianca) non emanano alcun aroma.

Una storia affascinante

Botanicamente legato all’ulivo e al ligustro, con cui condivide la famiglia delle Oleaceae, il genere Syringa comprende circa una trentina di specie, tra cui la più diffusa è indubbiamente S. vulgaris, capostipite del lillà tradizionale. Originariamente importato dalla Turchia, questo arbusto adattabile e di semplice coltivazione era già presente nei giardini degli amatori inglesi verso la metà del 1500 e si naturalizzò ben presto in varie parti d’Europa, compresa l’Italia dove fu introdotto verso la fine del secolo. Il vero luogo di provenienza rimase però sconosciuto fino al 1828, quando fu identificato nella regione dei Balcani.

La maggior parte delle sue varietà più note furono sviluppate da Victor Lemoine e suo figlio Emile nel loro vivaio di Nancy. I primi esperimenti resero famosa la ditta francese che tra il 1827 e il 1930 ne brevettò più di 150 varietà, molte ancora valide ai nostri giorni. Tra le migliori a fiore doppio e di squisita fragranza, tuttora comunemente reperibili, si distinguono S. ‘Madame Lemoine’, bianco, che fiorisce a metà primavera seguito da S. ‘Charles Joly’, porpora, con portamento marcatamente eretto (tarda primavera) e S. ‘Katherine Havemeyer’ che offre infiorescenze azzurro lavanda e fogliame arrotondato verde brillante. A fiori semplici ma altrettanto profumati, sono S. ‘Souvenir de Louis Spaeth’ uno dei più diffusi, che si avvicina alle tonalità rubino (metà stagione) e S. ‘Maréchal Foch’, con massicce pannocchie rosa carminio.

Ibridi francesi e canadesi

Nei giardini europei le varietà e gli ibridi di S. vulgaris, rimasero in auge in Germania, in Italia e in Francia dove erano una presenza fino agli anni ’30 del Novecento, per poi scomparire quasi del tutto. La loro storia in Canada, dove si erano diffusi sin dal primo ‘800. Oltre ai lillà francesi e canadesi, che costituiscono ancor oggi la maggior parte della seppur ridotta produzione di piante in vaso per il mercato amatoriale, varie specie di Syringa importate dall’Oriente sono in grado di offrire caratteristiche interessanti anche per il giardino moderno.

Il profumo più autentico...

Tutte le specie sono dotate di grande fragranza, con profumazioni tuttavia diverse da quella classica. Tra queste, di particolare interesse è Syringa persica, coltivata nei giardini persiani, cinesi e indiani sin dai tempi remoti. È una specie di grande bellezza che si sviluppa bene in Italia, a chioma compatta e arrotondata (circa 2 x 2m) completamente ricoperta tra aprile e maggio di piccole pannocchie ramificate nella tipica tonalità lilla. Originaria della Cina e introdotta intorno al 1894, S. sweginzowii forma col tempo un alberello di medie dimensioni (4 x 2.5 m) carico in tarda primavera di fiori rosa o bianco rosati riuniti in grandi spighe profumate. Da non dimenticare infine S. pubescens microphylla ‘Superba’ (1.8 x 1.5 m), che ripete a settembre la fioritura rosa di inizio estate e S. meyeri ‘Palibin’ (sinonimo S. palibiniana), perfetta nei giardini piccoli e medi per le dimensioni contenute (1.5x1.5 cm) e l’intensità della profumazione.

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