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Uva da tavola, uva da vino: è vendemmia!
Inviato da Redazione GI il 07-09-2011 13:56
Uva_ridimensionare

Sul podio dei migliori cibi anti-invecchiamento, il gradino più alto è occupato dall’uva nera: è quanto emerge dalla classifica stilata dal Ministero dell’agricoltura Usa e dall’università di Boston.

 

L’uva nera vince la medaglia d’oro perché buccia e semi contengono un’altissima quantità di polifenoli (sostanze antiossidanti che contrastano i radicali liberi) e perché la polpa è ricca di sali minerali (che favoriscono l’eliminazione delle scorie dall’organismo).

Altri studi, intanto, hanno individuato nella buccia dell’uva nera una sostanza chimica che è un vero elisir di lunga vita: si tratta del resveratrolo, un antiossidante che (nelle analisi in vitro) si è rivelato attivo contro diverse patologie degenerative e cardiovascolari. Una storia antica La vite ha origini molto antiche: presente allo stato spontaneo da oltre 300mila anni, era sicuramente già coltivata nella zona del Mar Caspio nel 1700 a.C., ma conobbe un grande sviluppo solo con gli Egizi, i Greci e i Romani. Immancabile nei banchetti dell’aristocrazia, consumata fresca o sotto forma di ‘nettare’ e ‘ambrosia’, l’uva era anche offerta agli eroi e agli dei in corone decorative, come mostrano antiche tavole pittoriche. Greci e Romani diedero grande impulso alla dolce coltura: oltre ad aumentare la produzione di vino, che da prodotto elitario divenne bevanda sempre più popolare, utilizzavano l'uva come metodo di cura, dando origine all’ampeloterapia (dal greco ampelos, vite), per depurare l’organismo sfruttando le proprietà diuretiche e lassative del frutto. Dopo un’immensa fortuna, tuttavia, con la fine dell'Impero Romano l’uva quasi scomparve, salvandosi dall’estinzione solo grazie ai monasteri.

A partire dal Medioevo la coltivazione ha ripreso vigore e sono nate le moderne tecniche di produzione. Duecento anni fa, però, dall'America sono arrivati parassiti, come la fillossera e la peronospora, che hanno messo in pericolo la vite europea, costringendo i coltivatori a innestare i vitigni sulle più resistenti viti di origine americana e a utilizzare regolarmente prodotti fitosanitari come lo zolfo. Solo nel Novecento viene regolamentata la produzione, attraverso specifiche normative volte a migliorare la qualità del frutto, anche a scapito della quantità.

 

Come si presenta
Piuttosto esigente, la vite chiede sole e luce d’estate, pioggia in primavera e inverno, aumento graduale della temperatura. Solo dove esistono le quattro stagioni, quindi, la vite produrrà generosamente il suo frutto succoso: l'uva, che si presenta come grappolo, con un graspo (scheletro legnoso) su cui si sviluppano gli acini polposi che contengono i semi. Esiste un'enorme varietà di uve, con la distinzione fondamentale tra quelle utilizzate per produrre vino (uva da vino) e quelle destinate al consumo alimentare (uva da tavola); alcune varietà, come le uve moscato, hanno tutti e due gli usi. Entrambi i tipi di uva derivano però da due uniche specie: Vitis vinifera, di origine europea, madre della maggior parte dei vitigni sia da tavola che da vino, e Vitis labrusca, americana, per vitigni da tavola. L’uva può essere bianca o nera: la prima produce acini di colore giallo o verde chiaro (per esempio Italia, Regina, Aledo, Gloria, Canicattì, Matilde, Moscatel), la seconda dà acini di colore rossastro, viola o nero (Red Globe, Rosada, uva fragola).

Uva da tavola per i più esperti
Per prima cosa bisogna scegliere i vitigni più adatti al terreno e soprattutto il portinnesto giusto. È consigliabile rivolgersi a un vivaista serio, fornendogli le indicazioni necessarie sulle caratteristiche del terreno, l’esposizione e il microclima. In autunno si prepara lo scasso, meno profondo su un terreno asciutto e sciolto, più profondo in un suolo compatto o impoverito. L’impianto va fatto in primavera nelle regioni settentrionali, mentre nelle zone meno fredde, sui laghi e nel Meridione, si può piantare anche in autunno. Nella buca si pone una pala di buon letame, un po’ di concime minerale e uno strato piuttosto spesso di terra fine. Si distendono nella buca le radici e si ricopre con terra fine sin quasi all’altezza dell’innesto. Quindi, si taglia la barbatella (vite di un anno) a due gemme perché non si sforzi troppo nell’attecchimento e si mantiene la terra intorno leggermente umida, morbida e sempre libera da erbacce. Le modalità di allevamento più adatte per un vigneto di uva da tavola consistono nella forma a spalliera, controspalliera o a pergolato semplice inclinato con piantagione delle barbatelle non troppo fitte e con i tralci tesi a un’altezza accessibile. Si utilizzano pali in legno trattato, in legno con cemento alla base, oppure quelli appositi in cemento (forati o pieni). A essi si legano, a due diverse altezze, i fili zincati ai quali si fissano i tralci di vite mediante legacci di plastica. I filari devono risultare abbastanza distanziati fra loro (3-4 m). La concimazione si effettua in autunno con 100-140 g di perfosfato minerale, 50-70 g di solfato potassico, 100-120 g di solfato ammonico da somministrare a ogni pianta. La potatura è sempre indispensabile, in marzo. Di solito i fiori appaiono su rami nati dai tralci dell’anno precedente, e le gemme migliori sono quelle a metà del tralcio. Se il tralcio ha già rametti pendenti, questi vanno potati a due-tre gemme; se invece non ha rametti, si possono lasciare sette-otto gemme. Quando questi tralci invecchiano, vanno eliminati nel momento in cui sono pronti i nuovi tralci vigorosi. Quando i tralci si sono sviluppati e portano i grappoli, vanno potati a distanza di due-tre foglie al di sopra dell’ultimo grappolo, mentre i tralci che non ne portano vanno potati a circa 50 cm. I vitigni per uva da tavola si propagano con innesto a occhio a gemma vegetante in primavera, a spacco in marzo-aprile, in genere su portinnesti americani, che resistono al calcare e alla fillossera, oppure per margotta. Se coltivate uva apirena (cioè senza semi), è fondamentale effettuare anche la spollonatura, cioé l'eliminazione dei germogli lungo il tronco; il diradamento dei germogli, da effettuarsi dopo l'allegagione; la cimatura, cioè l’accorciamento dei tralci che si allungano troppo; la legatura dei tralci, che permette una migliore esposizione al sole dei grappoli durante la maturazione.

 

(tratto da “Uva: grappoli di salute”, di L.Stallone e E.Tibiletti, Giardinaggio n.9, 2008)