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Caprificazione: cos'è?
Inviato da Redazione GI il 06-09-2011 13:20
Ficus_carica_dottato_ridimensionare

Effettivamente la pianta non produce fiori visibili: sono molto piccoli e collocati all’interno di quello che abitualmente (ed erroneamente) chiamiamo “frutto” (botanicamente “siconio”) e che in realtà è un falso frutto perché è formato dal ricettacolo che si ingrossa. Per giunta gli invisibili fiori (ovviamente privi di petali) sono anche monoici, cioè esistono fiori solo femminili, ben chiusi all’interno del ricettacolo, e fiori solo maschili, collocati presso la bocca del ricettacolo, sempre all’interno; questi ultimi hanno il compito di fecondare quelli femminili dando luogo ai veri frutti: gli “acheni”, che siamo abituati a chiamare “semini”.

Certo che, stretti nell’abbraccio del ricettacolo che all’inizio è veramente minuto, i fiori maschili non potrebbero impollinare quelli femminili senza un aiuto esterno: a far da deus ex machina è una piccola vespa, la blastofaga che, sapendo di trovare goccioline di dolcissimo nettare sul fondo del ricettacolo, entra dall’apertura del ricettacolo, striscia sul polline per passare e infine raggiunge i fiori femminili fecondandoli (il fico è una specie autofertile).

In Italia la blastofaga è un imenottero molto diffuso e ligio nel compiere il suo “lavoro”, sia sul fico coltivato (Ficus carica) sia su quello spontaneo (F. c. var. caprificus), chiamato caprifico. Quest’ultimo cresce spontaneo nelle regioni meridionali e si distingue dalla pianta coltivata per il portamento cespuglioso (3-5 m d'altezza) e per le foglie più piccole, oltre che per i frutti non commestibili, che hanno consistenza stopposa e cadono precocemente a terra. Anch’esso viene ampiamente visitato dalla blastofaga che, anzi, è irresistibilmente attratta dal cespuglione selvatico. Un esemplare piantato in vicinanza dei fichi coltivati aiuta pertanto la produzione dei frutti perché incrementa la presenza delle blastofaghe, indispensabili soprattutto nel Sud se si vogliono ottenere ben tre generazioni di frutti in una sola stagione (con le varietà trifere); inoltre il polline del caprifico è in grado di fecondare i fiori femminili del fico.

Già Greci e Romani avevano notato il curioso fenomeno e, per sfruttarlo a proprio favore, appendevano un ramo di caprifico o solo i suoi frutti ai rami dei fichi coltivati, inventando così l’operazione della caprificazione: il grande naturalista Plinio il Vecchio sosteneva che gli insetti, esaurendo le risorse del primo alloggio, sono costretti a colonizzare i frutti dei fichi domestici, aprendone i pori e lasciando entrare il sole, l'artefice della maturazione del frutto.

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