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Rosso estate
Inviato da penna bianca il 18-07-2011 19:39
Campo_di_papaveri

ROSSO ESTATE

Tempo fa, un mare di rossi e stropicciati papaveri, punteggiati qui e là da minuti capolini bianchi di camomilla, inondò un campo incolto nei pressi della mia abitazione. Un accattivante ed inusuale spettacolo! Sovente mi fermai a contemplarlo, cercando di assorbire a piene mani la straordinaria energia che emanava. Consapevole che difficilmente quella visione si sarebbe ripetuta - era un campo coltivato a grano, solo momentaneamente a riposo -, per mantenerne vivo almeno il ricordo, lo fissai anche in una foto.

Passò un anno e …… sorpresa! Scemate le fresche tinte pastello della primavera, nel mio giardino comparvero alcuni rossi e allegri papaveri: sul limitare del prato, accanto alle spighe blu cobalto della salvia nemorosa, tra le peonie arbustive, ai piedi del caco.

Ma…. da dove erano giunti? Sicuro, dal famoso campo incolto! Complice la misteriosa alchimia della natura che, non mortificata da pesticidi e diserbanti, sulle ali del vento può farci dono di mille tesori.

Con infinita gratitudine, accompagnai i miei “rosolacci” (uno dei termini con cui vengono indicati i papaveri) passo passo lungo il corso della loro effimera esistenza: dal loro comparire come piccola rosetta di foglioline frastagliate in stretti segmenti, allo sbocciare dei fini petali trasparenti e infine al formarsi della verde capsula allungata, ormai prossima a disperdere il suo prezioso contenuto.

E intanto mi ritornavano alla mente le parole di mia madre quando, bambina, cercavo di afferrare quel rosso gioiello: “Non li cogliere, ti macchiano senza rimedio!”. Certo che non li ho più colti, non per paura di macchiarmi, ma per poterne godere il più a lungo possibile e, soprattutto, per lasciarli andare a seme. Quando alla fine, ormai secchi, si sono lasciati sradicare, in cuor mio sapevo che l’anno successivo sarebbero ricomparsi. E così è stato.

Da allora non mi hanno più abbandonata e, puntualmente, ogni anno li ritrovo freschi e felici in posti sempre diversi, pronti a regalarmi tutta la vitalità di una nuova estate alle porte.

Da sempre ho associato l’arrivo dell’estate alla comparsa dei papaveri. Sbucano all’improvviso: dalle crepe di un muro o tra l’erba alta, ai bordi di una rumorosa strada asfaltata o in mezzo a una rotonda lasciata miracolosamente intonsa. Sanno di sole, di lunghe giornate di luce, di scuole che stanno per chiudere i battenti, di imminenti ristoratrici vacanze. E scaldano il cuore. Evviva i papaveri!

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