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Un giardino tutto verde
Inviato da Redazione GI il 05-02-2010 17:39
Giardino verde_apert

Sin dagli albori della sua esistenza il giardino è stato oggetto di continue evoluzioni. Specie e stili nuovi oppure dimenticati diventano protagonisti per poi essere nuovamente messi in disparte e sostituiti da altri, in un ciclo e riciclo storico che da sempre si succede con regolarità. E come nella moda, il concetto di giardino viene costantemente rielaborato e si trasforma in base al pensiero e al gusto prevalente.

Il colore dell’armonia che riavvicina alla natura

Negli ultimi anni, l’anelito verso un mondo più attento all’ambiente e alla sua protezione si è espresso in un chiaro tentativo di riavvicinamento a una tipologia di giardino più ‘naturale’ e rispettoso degli ecosistemi caratteristici della propria situazione geografica.

Una delle evoluzioni di questa corrente è rappresentata dall’enfasi posta negli ultimi anni sul ‘giardino verde’. Così se fino ad ora il verde era relegato a ruolo di sfondo, oggi viene rivalutato per la sensazione di tranquillità, ordine e armonia che le sue innumerevoli varianti tendono ad infondere.

Nelle piante, comprende un maggior numero di sfumature rispetto a qualsiasi altro colore. La profusione delle sue gradazioni e la ricchezza di trame permette di realizzare spazi che nulla hanno da invidiare alle cacofonie cromatiche spesso dominanti nei giardini, senza sacrificare l’estetica dello spazio esterno o la curiosità botanica.

Questione di proporzioni

La chiave del successo consiste proprio nella giusta valutazione di tre fattori, forma, trama e località, associando specie che si fondono in un insieme ben proporzionato. Rimangono valide le consuete regole circa la disposizione degli esemplari e la suddivisione delle masse fogliari in elementi di accento o di sfondo: dunque, le foglie ampie e scultoree, che danno forza alla composizione e costituiscono punti focali, avranno maggior risalto se posizionate davanti a specie dalla chioma densa e trama minuta.

La grazia di fiori e piante

Ci si può avvalere di tutte le categorie di piante: alberi, arbusti persistenti e caduchi, siepi, erbacee perenni e persino specie annuali e alcune bulbose viridiflore. Presenze di grande importanza anche gli esemplari topiari, rappresentati sia da elementi singoli in bosso, tasso, alloro e ligustro, sia dalla sovrapposizione di siepi formali con altezze diverse (spesso realizzate con Carpinus betulus) che permettono ulteriore divisione e schermatura degli spazi.

L’utilizzo dei fiori non viene eliminato quanto rivisto in chiave meno spettacolare ma più autentica: a parte occasionali fioriture arboree o arbustive che sottolineano alcuni periodi dell’anno, emerge in particolare il ritorno del fiore piccolo o a formazione semplice, meno dominante nell’aspetto ma più aggraziato e naturale (Aquilegia, Astrantia, Iris, Geranium, Salvia, oltre a molte ombrellifere e graminacee).

Prato... ma non inglese!

E per quanto riguarda il prato? Anche grazie ai coraggiosi esempi di molte istituzioni di fama mondiale, come i giardini inglesi di Kew e di Wisley, è ormai definitivamente tramontato il mito del ‘prato inglese’, troppo perfetto e irraggiungibile persino in Inghilterra perché costoso, avido d’acqua e ostile all’equilibrio ambientale. Sono dunque ammesse tutte le specie spontanee, come il trifoglio nano e persino la gramigna, che colonizzano con vigore il prato. Nelle zone meno prossime all’abitazione, nelle aree pubbliche e nei grandi spazi il taglio regolare, piuttosto gravoso in termini di tempo, viene inoltre sempre più spesso sostituito da parti percorribili a sentiero mentre il resto si lascia allo sviluppo naturale riordinandolo con falciature occasionali, che nel caso del cosiddetto ‘prato fiorito’ sono da effettuare dopo che le specie fiorifere spontanee (o introdotte) hanno rilasciato i semi per la rinascita dell’anno seguente.

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