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Orto made in Italy
Inviato da Redazione GI il 04-02-2010 14:13
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Quando riempiamo il carrello di verdure fresche raramente andiamo per il sottile, anche perché l'offerta, specialmente nei supermercati, è piuttosto omologata. Ma se riuscissimo a trovare il tempo di dedicare più attenzione alla spesa o ancor meglio se decidessimo di coltivare noi stessi il nostro orto, potremmo migliorare la qualità della nostra cucina e diversificare il ventaglio dei sapori, contribuendo nel contempo alla salvaguardia della biodiversità e al rispetto della tipicità e della tradizione del nostro paese.

Sua maestà il pomodoro

Re degli ortaggi di casa nostra è senz'altro il pomodoro. Originario del Sud America, arrivato in Europa nel 1500, considerato inizialmente una specie puramente ornamentale, diventò poi gradualmente un ingrediente irrinunciabile della cucina mediterranea. Oggi il nostro paese vanta una produzione estremamente ampia (leader in Europa) e diversificata, con innumerevoli selezioni locali: dai rinomati Cuore di bue ai saporitissimi pomodorini del Vesuvio, dal succoso pomodoro rosa di Sorrento al giallo di Castelfiorentino, che sembra un peperone quadrato ed è ottimo da cucinare ripieno. E ancora le varietà Fiascone e Fiaschella coltivate da secoli in Campania, il Belmonte, profumatissimo dono della Calabria, i pomodori a frutto grosso e costoluto come il Genovese, il Fiorentino, il Riccio di Parma e il Riccio Romagnolo.

Molti si fregiano di marchi di qualità, come il San Marzano, diffuso in una zona ben delimitata della Campania e riconosciuto come DOP; il pomodoro Pachino, coltivato in un ristretto lembo sud orientale della Sicilia, che ha ottenuto l'IGP; o ancora la selezione ligure del Cuore di bue, detta pomodoro di Albenga o Pera ligure e protetta dal marchio "Liguria di qualità".

Una scelta ecologica

La scelta di varietà locali aiuta anche notevolmente a proteggere l’ambiente e il clima: va infatti nella direzione indicata dalla Coldiretti con il progetto "chilometro zero", che invita a privilegiare i prodotti del territorio, che non devono percorrere lunghe distanze prima di giungere in tavola, limitando le emissioni di gas a effetto serra provocate dal trasporto dei cibi. Secondo un recente studio della Coldiretti consumando prodotti locali e di stagione, una famiglia può risparmiare fino a 1000 kg di anidride carbonica l'anno.

È dunque benvenuta la comparsa nelle nostre città dei "farmers market", mercati alimentari gestiti direttamente da contadini e agricoltori del posto.

Presidi e ortaggi protetti

Se amate i peperoni potete accertarvi che si tratti di una varietà locale: come il "Cuneo giallo", a forma di trottola, il "Quadrato di Asti", giallo o rosso, carnoso e dolce, il "Friggitello campano", che da verde intenso vira al rosso brillante, di forma simile a un peperoncino, ma a polpa dolce, ottimo saltato in padella. I buongustai non devono perdersi il peperone "Corno di Bue di Carmagnola", presidio Slow Food (e già IGP), di forma conica allungata, giallo o rosso ottimo come verdura da tavola e in padella.

Tra le melanzane, l'unica varietà che si fregia del marchio DOP è la melanzana Rossa di Rotonda, coltivata esclusivamente nella provincia di Potenza, recuperata dopo aver rischiato l'estinzione: piccola e tondeggiante, inizialmente è arancio vivo e poi rossastra, tanto da somigliare a un pomodoro (il suo nome dialettale infatti è "merlingiana a pummadora"). Merita attenzione anche la Violetta tonda di Firenze, che dà frutti enormi e tondeggianti.

Tra gli ortaggi da foglia, è la lattuga la regina a livello nazionale, sia per area coltivata che per consumo pro capite. Originaria del Medio Oriente, ha trovato nella nostra penisola un habitat ideale. Tra le varietà tipiche si può sperimentare la "Regina di maggio", dalle foglie bionde sfumate di rosso; la "Cavolo di Napoli" con foglie verdi che abbracciano un cappuccio bianco e tenero; la croccantissima "Rossa di Trento" (o "Ubriacona") e la quasi sconosciuta "Rossina di Pescia", vecchia e robusta cultivar toscana.

Nell'orto italiano non può mancare il melone, in innumerevoli varietà nazionali. Il Rugoso di Cosenza giallo produce frutti di oltre 2 kg, allungati, dalla buccia gialla e rugosa e dalla polpa bianca e dolce, da gustare fino a dicembre. Hanno polpa bianca e zuccherina e ottima conservabilità anche il Napoletano giallo e il Napoletano verde (a buccia verde scuro), che diventano sempre più dolci man mano che maturano.

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