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Ibisco: coltivazione e varietà
Inviato da Redazione GI il 24-06-2011 15:05
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É sorprendente notare che il sontuoso ibisco tropicale, magnifico fiore che le belle donne hawaiane usano mettere tra i capelli, è stretto parente dell’umile malva che cresce ai bordi delle strade polverose: una grande famiglia, quella delle Malvacee, nota fin dal passato per le importanti virtù curative.

Nelle nostre campagne, Malva sylvestris era un efficace rimedio per tanti problemi, dal mal di denti ai problemi respiratori fino alle punture d’insetti; mentre nei paesi caldi altre specie di Malvacee, come Hibiscus manihot (sin. Hibiscus abelmoschus) trovano tuttora vaste applicazioni nella medicina popolare. Si dice che sappia curare di tutto, incluso l’ansia, la depressione e gli scarsi appetiti sessuali.

Ed è comunque una bella pianta dal fiore giallo, alta quasi due metri, con un curioso odore muschiato; resiste discretamente all’aperto anche nelle zone con inverno freddo, comportandosi come una perenne (perdita della parte aerea in autunno e rivegetazione, veloce e vigorosa, da aprile in poi). Ma l’ibisco più noto, più amato e più interessante per il giardiniere rimane quello esotico, chiamato ‘rosa di Cina’: Hibiscus rosa-chinensis, coltivato prevalentemente come pianta d’appartamento o da balcone. Solo lungo le nostre coste meridionali questa creatura esotica può sopravvivere all’aperto tutto l’anno, ma se la coltivate in vaso vi darà soddisfazioni per lungo tempo, crescendo generosamente e regalando una quantità di fiori coloratissimi, spesso più larghi di una mano. Durano solo un giorno o due, ma la pianta ne produce in continuazione; ha il pregio di essere facilmente ibridabile, e di fiorire anche quando l’esemplare è ancora molto giovane. Sono nate, dunque, innumerevoli varietà anche a fiore doppio, in colori dal bianco al rosso cupo passando per tutte le tonalità del giallo, arancio e rosa lilla, anche con vistose fiammature o screziature nel cuore dei petali.

Tra le numerosissime varietà, merita un posto sul balcone la serie ‘Jumboliscus’, una gamma caratterizzata da piante vigorose e robuste che portano fiori molto grandi, durevoli per più giorni, anziché per uno solo come capita normalmente nell’ibisco, in numerosi colori dal crema al giallo, all’arancione, al rosso cremisi; comprende anche una cultivar che cambia colore con il passare del tempo, per cui una pianta in piena fioritura presenta continuamente fiori di colori diversi.

Tutte le altre specie di Hibiscus (moscheutos, paludosus, mutabilis, trionum ecc.) erbacei o suffruticosi (semi-legnosi) sono inadatte alla vita in vaso.

E non provate a coltivare in vaso nemmeno l’ibisco di Siria (Hibiscus syriacus), se non per un massimo di due anni: è un arbusto che sviluppa un potente apparato radicale, con radici fittonanti che si spingono in profondità, cosa che può fare solo in piena terra. In vaso, anche molto grande, già dopo il primo anno le radici si devono piegare, riducendo la loro attività: la fioritura diviene quasi inesistente e se la pianta rimane in contenitore andrà incontro a un progressivo deperimento.

 

Una pianta facile e generosa
L’ibisco cinese, nonostante il suo aspetto aereo e delicato, è una pianta piuttosto facile. Nei vivai e negozi di fiori è proposta come pianta da regalo, già in fiore, in vasetti spesso piccolissimi. Trapiantatela al più presto in un contenitore più largo e profondo, con buona terra fertile e almeno tre dita di ghiaia o argilla espansa sul fondo. In questo modo potrete evitare uno dei maggiori rischi: la rapida disidratazione.

Sebbene nelle sue terre d’origine l’ibisco tropicale viva in pieno sole, il risultato migliore lo si ottiene trovando per lui una posizione semi ombreggiata e molto luminosa (in scarsità di luce i fiori impallidiscono), perché proviene da coltivazione in serra o sotto reti ombreggianti: la repentina esposizione al sole causa bruciature sulle foglie.

Se volete prolungare la fioritura dovete nutrirlo ogni 10 giorni circa con un prodotto liquido per piante da fiore. La sera, dopo il tramonto, una delicata doccia sul fogliame lo mantiene più fresco e vitale.

Talvolta, dopo una generosissima fioritura l’ibisco rallenta la sua crescita, non produce boccioli e perde un po’ di foglie. È normale: aiutatelo a riprendersi mantenendolo nutrito e irrigato, in attesa che rinascano nuovi boccioli agli apici dei rametti. Quando arriva l’autunno va trasferito in una stanza non troppo calda, vicino a una finestra soleggiata ma schermata da una tenda leggera.

Non sono rari gli ibischi che riescono ad essere compagni della nostra vita per molti anni, crescendo talvolta fino al soffitto. Se l’esemplare diventa troppo grande, potate i rami apicali: rigetta anche nella parte bassa del fusto, soprattutto se avete la pazienza di continuare, anche in inverno, con periodiche nebulizzazioni, che riducono anche il rischio di problemi parassitari (ragnetto rosso).

 

Come coltivare l'hibiscus in vaso
Originario delle zone subtropicali di Cina e India, teme il freddo, tanto che nel Nord Italia in inverno va ricoverato in una stanza luminosa con temperatura compresa fra 12 e 16 °C, diradando le annaffiature. Tollera bene il caldo, anche torrido purché un minimo ventilato, e la vita in zone costiere.

Ponetelo in pieno sole da marzo a maggio e in settembre-ottobre, a mezzo sole o mezz’ombra nei mesi estivi (non deve comunque ricevere i raggi del mezzogiorno). La temperatura ideale è fra 18 e 25 °C; sotto i 10 °C perde le foglie; resiste fino a 4-5 °C sopra lo zero.

Coltivatelo in un vaso in plastica (anche in terracotta nel Sud), di diametro a partire da 30 cm per pianta alta 40 cm; sono sconsigliate le coabitazioni; si rinvasa ogni anno in marzo-aprile in una misura in più fino alla massima dimensione, dopodiché si sostituisce solo il terriccio superficiale. Fornitegli un substrato costituito da metà terra per piante da fiore e metà terriccio per acidofile, con l’aggiunta di un pugno di torba per ogni vaso; ottimo drenaggio sul fondo.

È meglio utilizzare acqua decalcificata, in dose regolare e abbondante da aprile a settembre, regolare ma scarsa nei restanti mesi e solo ad asciugatura del substrato. Va concimato da maggio a settembre con mezza dose di un prodotto per acidofile ogni 15 giorni. In febbraio-marzo si accorciano i rami di circa un terzo. Si moltiplica per talea di ramo in luglio.

 

Malattie e parassiti dell’ibisco
Gli afidi possono attaccare i germogli e i boccioli in primavera se il calore è eccessivo. Il ragnetto rosso può colpire gli esemplari conservati in ambienti riscaldati d’inverno, a causa della secchezza dell’aria. La mosca bianca aggredisce le piante ricoverate in inverno in ambienti troppo umidi e poco ventilati (attenzione anche al marciume radicale).

 

Curiosità
Pur non essendo un’acidofila stretta, non ama il calcare ed è meglio utilizzare per l’annaffiatura acqua decalcificata, un substrato parzialmente per acidofile e un concime per questo tipo di piante. Quando l’ambiente è molto caldo, sia in estate sia in inverno se la pianta fosse ricoverata in casa con il riscaldamento, vaporizzatela ogni giorno con acqua decalcificata.



tratto, in parte, da “Ibisco, sensuale e solare”, di L.Lombroso, Giardinaggio luglio 2007)

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