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Solstizio d'estate: la notte delle erbe magiche
Inviato da Redazione GI il 14-06-2011 18:19
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Dalle lontane terre del Nord Europa fino alle coste del Mediterraneo, da tempi lontani, la notte di San Giovanni, dalla mezzanotte del 24 giugno fino alle prime luci dell’alba, è considerata una notte speciale, carica di misteriose magie. Il culto cristiano di San Giovanni Battista si è innestato in un substrato culturale ancora più antico e nelle campagne di ogni parte d’Italia, ancora pochi decenni orsono, la festa del 24 giugno era solennizzata con falò e riti un tempo collegati agli antichi culti solari. La festa cade, infatti, nel solstizio d’estate, tempo di mietitura, con chiaro riferimento alla simbologia del fuoco e alle sue funzioni purificatrici e propiziatrici.

Il matrimonio fra sole e luna
Tutto nasce dai ritmi immutabili, scanditi dai fenomeni astronomici. Così come avviene il 21 dicembre, giorno del solstizio d’inverno, anche il 21 giugno, solstizio d’estate, è una data fatidica: già in epoche pre-cristiane il cambio di direzione che il sole compie, tra il 21 e il 22 giugno, rappresentava un momento particolare e magico. In questo giorno il sole raggiunge il punto più alto e, subito dopo, comincia a decrescere. Si entra così nel semestre del sole discendente, che si concluderà il 21 dicembre con il solstizio d'inverno, quando il sole ricomincerà il percorso ascendente. Dal 21 giugno le giornate cominciano, seppur impercettibilmente, ad accorciarsi. La parola solstizio deriva dal latino sol, “sole”, e sistere, “fermarsi”: agli antichi sembrava infatti che il sole si fermasse e tornasse indietro. Nel solstizio d’estate il sole “si ferma”, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto, fino al 24 giugno (in quello invernale il fenomeno accade fino al 25 dicembre), giorno in cui ricomincia a muoversi nel cielo, sorgendo gradualmente sempre più a sud sull'orizzonte (a nord dopo il solstizio invernale). Il fenomeno del sole ‘fermo’ appariva certo molto inquietante agli occhi degli antichi: solo una fortissima magia poteva dare un risultato così impressionante. Oggi sappiamo che, ovviamente, la spiegazione è da ricercarsi nel movimento della Terra attorno all’astro solare,ma in passato si pensava che il sole si fermasse per sposarsi con la luna, in un connubio che caricava di energia il nostro pianeta, riversando i poteri positivi del fuoco, provenienti dal sole e dell’acqua, derivanti dalla luna. Così, in età precristiana questo periodo era considerato sacro: tutte le piante e le erbe sulla Terra ne venivano influenzate con particolare forza e sacralità. Con l’avvento del Cristianesimo, questi riti pagani sono stati assorbiti dalla notte di San Giovanni, il 24 giugno, in virtù degli attributi del Santo, cioè il fuoco e l’acqua, che sono stati tradotti nelle usanze popolari di accendere grandi falò e raccogliere la rugiada all’alba. Ecco perché la notte fra il 23 e il 24 giugno è considerata stregata: il mondo naturale e quello soprannaturale si compenetrano e accadono “cose strane”. Non ci credete? Ma se perfino Shakespeare le ha descritte nel suo Sogno di una notte di mezza estate...

Le erbe magiche
Si dice che le erbe raccolte nella notte di San Giovanni, camminando a piedi nudi sull’erba, abbiano un potere magico, perché benedette dalla rugiada del santo e dagli influssi astrali. Diventano così in grado di scacciare malattie e sortilegi, e tutte le loro caratteristiche vengono esaltate e portate alla massima potenza. Fatte seccare al sole, si utilizzano fino all’inverno per preparare pozioni magiche e per confezionare incantesimi.
Ogni località d’Italia ha un suo elenco di piante, ma alcune erbe sono conosciute e presenti in tutto il nostro Paese: l'iperico, detto “erba di San Giovanni”; l'artemisia, dedicata alla dea della caccia Diana-Artemide e quindi protettrice delle donne; la verbena, il vischio, il sambuco, l’aglio, la cipolla, la lavanda, la mentuccia, il biancospino, il corbezzolo, la ruta, il rosmarino... In epoche in cui la medicina era pressoché inesistente e solo il soprannaturale sembrava dare un aiuto, si usava preparare l’“acqua di San Giovanni”, una mistura miracolosa che si diceva prevenisse ogni male.
Volete dare una chance alle credenze dei nostri antenati? Per confezionarla, il 23 giugno bisogna raccogliere foglie e fiori di lavanda, iperico, mentuccia, ruta e rosmarino, si mettono a bagno in un bacile colmo d'acqua di fonte, da lasciare per tutta la notte fuori casa, esposto così all’influsso della luna. Alla mattina successiva ci si lava con quest’acqua, per rendere bella e forte la pelle, preservarsi dalle malattie e dalla malasorte. Tentar non nuoce…

(tratto da “La notte della magia”, di Mara Garan, Giardinaggio n.6, 2008)

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