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Ulivo: storie, leggende e varietà
Inviato da Redazione GI il 27-01-2010 03:34
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Secondo la leggenda, fu per aver piantato in Grecia il primo ulivo (Olea europaea), la pianta più utile all’uomo, che Zeus concesse alla dea Atena la sovranità di Atene e dell’Attica. Da allora l’ulivo fu considerato sacro, era proibito abbatterlo e il suo legno poteva essere utilizzato solo per plasmare statue di culto. Ancora prima, era venerato dagli Egizi che ornavano con i suoi rami le tombe dei faraoni in segno di onore e di immortalità. I Fenici lo chiamavano “oro liquido” e gli Ebrei vi ungevano re e sacerdoti. Le donne più belle, da Cleopatra a Elena, lo usavano per mantenere giovane la pelle e lucidi i capelli. Gli atleti e i lottatori lo massaggiavano sul corpo per rinforzare i muscoli e lenire le abrasioni. I medici greci e romani lo mescolavano in unguenti e intrugli per curare ogni sorta di disturbi e malattie. Ardeva come combustibile nelle lampade la sera ed era fonte di calore in inverno. Emblema di vittoria, di onore, di rinascita, è anche e soprattutto simbolo di pace. Secondo la Bibbia, infatti, fu un ramoscello d’ulivo a sancire l’alleanza tra Dio e gli uomini, quando una colomba lo portò a Noé sull’Arca per annunciare la fine del diluvio universale.

L’ulivo e la sua terra

Il Mediterraneo comincia e finisce con l'olivo, sostenevano gli antichi, sottolineando il legame indissolubile tra la pianta e la sua terra. L’ulivo è originario del Medio Oriente: i più antichi frantoi sono stati rinvenuti in Siria e Palestina e risalgono a più di 5.000 anni fa. In seguito, micenei, fenici, greci e romani ne fecero una delle principali colture agricole del Mediterraneo. In Italia, era già coltivato dagli etruschi, ma furono i romani a sviluppare un vero e proprio mercato oleario. Nell’antica Roma si importava così tanto “oro verde” che le anfore, ammucchiate per secoli, diedero origine ad un monte, il Testaccio.

L’olio: un vanto del Mediterraneo

Con la fine dell’impero romano, il consumo dell’olio d’oliva diminuì drasticamente, per riprendere vigore nel Medioevo e in seguito con le Repubbliche marinare; nel 1.500 i paesi affacciati sul Mediterraneo erano di nuovo coperti di oliveti. Anche se oggi la produzione dell’olio d’oliva si è estesa a tutto il globo, l’ulivo rimane una specificità di casa nostra: su 800 milioni di piante coltivate, oltre il 90% cresce nel bacino del Mediterraneo, con l’Italia in prima linea tra i produttori. È soprattutto sul versante della qualità che il nostro paese spicca: con una quantità di extravergine pari ai due terzi del totale nazionale e con ben 37 denominazioni DOP, l’olio italiano non ha rivali al mondo.

Proviene soprattutto dai vasti oliveti del meridione, con Puglia e Calabria come primi produttori, ma anche nelle zone miti del nord esistono produzioni d’eccellenza, in Liguria e sulle rive del lago di Garda.

Olive: un vanto di casa nostra

Verdi o nere, le olive sono il saporitissimo frutto dell’ulivo. Le varietà sono centinaia, da olio, da mensa e a duplice attitudine. Ecco una selezione delle varietà migliori per il consumo a tavola: - Bitontina o Baresana: pianta rustica e di rapida crescita, autoincompatibile e spesso utilizzata come impollinatrice, dalla produttività media. Le olive, nere e dolci, sono ottime con formaggi freschi e nelle focacce. L’olio è molto apprezzato. - Taggiasca: pianta di notevoli dimensioni, per il mare e la collina, soffre la siccità. Produttività elevata. Eccellenti olive nere tardive; olio tipico di Imperia. - Ascolana: pianta esigente per terreni freschi, sciolti, calcarei, resistente al freddo, autoincompatibile. Produttività media. Olive verdi precoci, ottime in salamoia. - Leccino: pianta vigorosa e adattabile, resistente al freddo, autoincompatibile. Produttività elevata. Olive precoci di colore nero rosato, ottime aromatizzate e nei sughi. - Carolea o Calabrese: pianta adattabile e rustica fino a 800 m di altitudine, autoincompatibile. Produttività elevata. Olive a maturazione scalare, sia verdi che nere, da tavola e da olio. - Gaeta: pianta rustica, a rapida crescita, resistente al freddo e alle malattie, autocompatibile. Produttività elevata. Maturazione scalare e tardiva, eccellenti olive affusolate violacee da tavola e da olio. - Nocellara del Belice: pianta di medie dimensioni, adattabile, autoincompatibile. Produttività elevata. Maturazione tardiva, olive verdi ottime in salamoia. L’olio è molto apprezzato. - Santa Caterina: pianta rustica, dalla chioma ampia, adatta ai terreni collinari. Ottime olive verdi da mensa.

 

Ecco il nostro video sulla potatura dell'ulivo:

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