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Sembra origano ma non è: la maggiorana
Inviato da Redazione GI il 25-05-2011 17:20
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Nome scientifico: Origanum majorana

Famiglia: Lamiacee o Labiate

 

Com’è fatta: somiglia molto all'origano. È un’erbacea annuale o biennale nelle zone a clima freddo (Val Padana e Prealpi) e perenne nell’area mediterranea. È eretta (fino a 60 cm d’altezza), pelosa e ramificata, con fusti quadrangolari sempre annuali. Le foglie sono pelosette, grigiastre, opposte e di forma ovale. I fiori sono molto piccoli, bianchi o rosati, raccolti in piccolissimi nodi alle ascelle delle foglie.

 

Dove si coltiva: in tutta Italia indifferentemente in vaso o in piena terra; non teme né il gelo né il caldo torrido.

 

 

Come si coltiva: in vaso di plastica (diametro min 18 cm per una pianta), oppure in terra nell’orto ma anche in giardino, per esempio nella roccaglia o nell’aiuola delle aromatiche. Necessita di un terreno sciolto, ricco di humus e ben drenato. La posizione deve essere soleggiata. Richiede innaffiature solo al momento dell’impianto, dopodiché in vaso basta irrigarla una volta a settimana. Si riproduce per seme, da seminare in vaso a marzo o a dimora in aprile. Non ha particolari nemici.

 

Come si usa in cucina: spesso confusa per l'aspetto e l'odore con l’origano, ha un aroma più delicato di quello dell'origano e ha un gusto più dolce e meno pungente del timo. Viene utilizzata solo nei Paesi europei e mediterranei, dove si aggiunge sia fresca che essiccata, da sola o in miscela con altre erbe (timo, origano, rosmarino), quando la preparazione è a fine cottura, per salvaguardarne l'aroma. Insaporisce minestroni, insalate, legumi, verdure lesse o grigliate e le cappelle di funghi porcini alla griglia. Rende digeribili le carni di maiale e di agnello, l'arrosto, la carne alla brace e gli insaccati casalinghi. Si accompagna alle uova, alle acciughe fresche, ai formaggi, alla pizza, alle torte salate e al pane e burro. Aromatizza le salse, l'aceto, la spremuta di limone e i liquori alle erbe.

 

Come si usa in cosmesi: per lucidare i capelli scuri sciacquateli dopo lo shampoo con l'infuso filtrato di 100 g di foglie fresche tenute per 15 minuti in mezzo litro d'acqua bollente, non risciacquate.

 

Altri usi: l’olio essenziale deodora armadi e cassetti allontanando le tarme, e profuma gli ambienti aggiunto all'acqua dell'evaporatore. Prolunga la conservabilità degli alimenti con cui viene a contatto.

 

Curiosità: originaria del bacino del Mediterraneo, prima che si scoprisse l'impiego del luppolo, si usava come ingrediente essenziale per fabbricare la birra; in tempi di "carestia", fatta seccare, ha sostituito il tabacco da fumo.

 

Articolo di Elena Tibiletti

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