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Crescione: tra le piante aromatiche la più portentosa
Inviato da Redazione GI il 24-05-2011 14:38
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La scheda botanica
Il crescione (Nasturtium officinale) si riconosce per l’odore di senape che emana allo sfioramento. È una pianta acquatica, erbacea e perenne, lunga da 10 a 40 cm, con fusti striscianti. Ha foglie opposte, di colore verde scuro, composte di 5-7 foglioline ovali e carnose, la terminale delle quali è più grande delle altre. I fiori, poco appariscenti, sbocciano tra marzo e luglio a grappoli in cima ai fusti; sono formati da 4 piccoli petali bianchi.

Tra storia e leggenda
Il medico greco Ippocrate lo prescriveva come tossifugo ed espettorante. A Roma Celso nel "De re medica" lo consigliava come diuretico. Greci e Latini ne scoprirono anche le proprietà fortificanti: gli atleti ne facevano uso come doping naturale e il greco Senofonte riportava che, in caso di campagne militari faticose, i soldati venivano riforniti di pane e crescione. Nel Medioevo la Scuola Salernitana consigliava il succo contro caduta dei capelli e mal di denti; nel XVI secolo il botanico e medico P. A. Mattioli affermava che "coloro che ne mangiano regolarmente affinano lo spirito". Le analisi farmaceutiche confermano che il crescione è un’ottima fonte di vitamina C: era chiamato "erba da scorbuto", perché guariva dalla malattia da carenza di questa vitamina. È ricco anche di vitamine A, B, E, PP; contiene calcio, ferro, fosforo, iodio, potassio, arsenico, zolfo e un glucoside (la gluconasturzina). Combatte l'anemia, tiene lontani raffreddori, influenze, tossi e bronchiti, aiuta fegato e reni a depurarsi, placa il mal di denti, abbassa la glicemia.

La coltivazione
Si coltiva in orto o in vaso: va bagnato abbondantemente ogni giorno o, ancor meglio, va messo vicino a un rubinetto gocciolante; non ha altre esigenze. Le sementi sono in vendita nei garden center.

Come si raccoglie
Vive nelle acque ferme o poco fluenti, ma fresche, limpide e poco profonde, in tutta Italia. È comune dalla costa alla montagna fino a 2.000 m, negli stagni, sulle rive di ruscelli e laghi, nei fontanili alpini e anche nei prati acquitrinosi. Scartate, per motivi di inquinamento, le piante cresciute nei fossati di scolo ai bordi di strade e ferrovie. Si utilizzano i rametti con le foglioline, da raccogliere tra maggio e settembre, recidendo con le forbici i fusti nel punto in cui escono dall'acqua: le parti emerse difficilmente contengono eventuali parassiti. Il crescione senz'acqua appassisce: si conserva immergendo i gambi in una ciotola d'acqua fredda e lasciando fuori le foglie; così si manterrà per una settimana, ma serve rinnovare giornalmente l'acqua. Si sconsiglia l'essiccazione, perché si perdono i principi attivi volatili. La pianta coltivata viene venduta fresca nei mercatini delle erbe e in alcuni negozi di ortofrutta come specialità.

(tratto da “Crescione: una forza della natura”, di Elena Tibiletti, Giardinaggio n.5 2009)

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