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margherite: i segreti del fiore che non è un fiore...
Inviato da Redazione GI il 18-05-2011 19:39
Margherita

Quante volte, da piccoli ma anche da grandi, si gioca a “m’ama-non m’ama”! È così bello sfogliare, con pazienza, i candidi “petali”, e a volte barare strappandone due alla volta per propiziarsi la risposta desiderata… Perfino chi non ama il verde o ignora la vegetazione conosce questo piccolo fiore, replicato in natura con multiformi dimensioni e colori nelle diverse specie (Bellis perennis, Argyranthemum, Leucanthemum ecc.) di Asteracee, la sottofamiglia a cui la margherita appartiene: dall’azzurra felicia agli astri rosa, bianchi o blu, passando per la gerbera dalle tinte solari, le vistosissime echinacea e rudbeckia, l’appariscente girasole e il cugino topinambur, le appuntite gazanie, le elaborate dalie, le scompigliate cosmee, le semplici zinnie, i minuti tageti, i barocchi crisantemi, per citarne solo alcune...

Tutte queste specie presentano lo stesso tipo di “fiore”, in genere ricondotto alla forma di un disco centrale con i petali tutt’intorno. Ebbene, i petali non sono petali, bensì anch’essi fiori, così come il disco a sua volta è in realtà composto da tantissimi, piccolissimi altri fiori. Questa architettura fa sì che il fiore non sia un fiore, bensì un’infiorescenza, in ragione del fatto che consta di due tipi diversi di fiori minutissimi. Fra questi i più importanti sono i fiori contenuti all’interno del disco. Si tratta di “fiori tubulosi”, così chiamati per via della forma a tubicino a cui danno origine i cinque minuscoli petali che li compongono, saldandosi fra loro per il lungo. La loro importanza è determinata dal fatto che contengono al proprio interno gli organi riproduttivi (stami e ovario) e i nettarii per richiamare gli insetti per l’impollinazione. Meno importanti sono invece i fiori della corona (i cosiddetti “petali”), che mancano della struttura riproduttiva ma svolgono l’importante funzione vessillifera, ovvero di richiamo per gli insetti impollinatori. Sono composti anch’essi da cinque petali saldati fra loro su un unico piano, a forma di piccole lingue e vengono per questa ragione chiamati “fiori ligulati”. Sterili nelle Asteracee, sono invece fertili nelle Cicoriacee, sottofamiglia che infatti non possiede i fiori tubulosi.

Cui prodest, cioè perché la natura è dovuta ricorrere a questo inganno? Perché gli insetti impollinatori non sarebbero in grado di vedere un singolo fiore tubuloso, ma notano invece subito un insieme di corolle che simulano un grande fiore. Ma non chiamatelo fiore!

(tratto da “Sapevate che la margherita non è un fiore?” di Elena Tibiletti, Giardinaggio n.5, 2011)

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