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Piante per terreni umidi
Inviato da Redazione GI il 27-01-2010 03:34
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Il terreno è formato da particelle solide, che in situazioni ideali rappresentano il 50%, circondate, a seconda della forma, da spazi più o meno grandi riempiti in ugual misura di acqua e di aria che consentono la libera circolazione di ossigeno e di anidride carbonica e trattengono le sostanze nutritive. Quando la proporzione tra questi elementi cambia e la quantità di acqua presente nel suolo è più elevata, particolarmente in presenza di argilla pesante, cattivo drenaggio, situazioni marginali a specchi d’acqua molte piante soffrono di asfissia delle radici e marciumi. Esistono però specie con apparati radicali che riescono ad utilizzare l’acqua in eccesso, ottenendo una crescita accelerata e notevole vigore vegetale.

Gli esuberanti salici

Un genere noto per le grandi esigenze idriche è quello dei salici. Ne esistono innumerevoli specie, anche se oggi quello più comunemente coltivato è Salix x crhysocoma, discendente da una varietà di S. alba e da S. babylonica. Sin dalla mitologia greca ha assunto un valore simbolico, tra cui quello più comune che collega il portamento ricadente alla malinconia e al lutto. È in realtà un albero esuberante a rapido sviluppo che raggiunge in fretta grandi dimensioni (fino a 20 m).


Alberi belli per suoli freschi

Tra le grandi alberature a loro agio in posizioni umide, vari tipi di ontano, come l’ontano nero (Alnus glutinosa, 22 m), e l’ontano bianco (A. incana, 24 m), possiedono apparati radicali che contengono batteri in grado di utilizzare l’azoto dell’aria e di fissarlo, migliorandone così la carenza che di solito si riscontra nei terreni soggetti a ristagno idrico. Sono alberi aggraziati, con amenti primaverili ed interessanti frutti suberosi che permangono tutto l’inverno. Si distinguono inoltre per il valore ornamentale Liquidambar stryraciflua (25 m), con fogliame simile all’acero, detto ‘ambra liquida’ per il colore e la consistenza della resina (usata in America per adesivi, unguenti e profumi) e Quercus palustris (26 m), la quercia di palude, con foglie dai lobi acuminati e profondamente incise ai margini, lucide su entrambe le pagine.

Acqua sì, ma senza ristagni

Molto belle le tonalità cacao che sfumano in mogano e rosso durante l’autunno di Physocarpus opulifolius ‘Diablo’ (2 x 1.5 m), recente introduzione di grande promessa per tutti i giardini, con portamento eretto e fiori bianchi che si trasformano in capsule rosse contenenti i semi. È da posizionare al sole, mentre la varietà P. o.‘Luteus’ (a fogliame giallo) preferisce la mezz’ombra. Da ricordare però che i Physocarpus, sebbene apprezzino posizioni con approvvigionamenti idrici abbondanti e regolari non gradiscono i ristagni d’acqua prolungati. Lo stesso è vero per le ortensie, un genere di grande utilizzo in situazioni umide dove si sviluppano vigorosamente se l’acqua in eccesso viene smaltita da un terreno di impasto friabile misto ad humus. In presenza di argilla pesante e poco drenata possono soffrire di malattie fungine che colpiscono il fogliame e inibiscono la fioritura regolare.

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