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Papavero: coltivazione, storia e curiosità
Inviato da Redazione GI il 11-05-2011 13:14
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Il papavero comune o rosolaccio (Papaver rhoeas) è un fiore molto forte: tra aprile e luglio invade le scarpate di strade e ferrovie, i bordi dei fossi e i campi dove non è stato allontanato con diserbanti chimici. Sbuca dall'asfalto e nelle crepe dei marciapiedi anche in città. Pianta pioniera, è fra le prime a ripopolare la terra incolta.



Com’è fatta
Si tratta di una pianta erbacea annuale, che emette una rosetta basale di foglie pelose e sfrangiate, al centro della quale si elevano i fusti fioriferi eretti (20-60 cm) e pelosi. I fiori sono grandi (fino a 10 cm di diametro) e solitari, formati da 4 petali rosso scarlatti; caduti i petali, rimane al centro il frutto, una capsula che sparge i semi al minimo alito di vento. I fusti, le foglie e i frutti freschi contengono un lattice bianco, ricco di alcaloidi, di sapore sgradevole, che scompare però nella pianta secca o dopo la cottura.

La storia
I papaveri hanno una lunga storia; già in Mesopotamia, 5.000 anni prima di Cristo, venivano coltivati a scopo ornamentale e ne sono stati trovati i semi anche nelle tombe egizie. I Greci li consideravano piante sacre alla dea Demetra, alla quale si dava il merito della fertilità agricola e la loro presenza era dunque ben tollerata in mezzo al grano, come segno beneaugurante di un raccolto generoso. Già a metà del 700 gli ibridatori lavoravano sul papavero per ottenerne specie ornamentali, amate soprattutto nel mondo anglosassone, dove in occasione delle commemorazioni dei caduti in guerra si usa ancora oggi confezionare ghirlande e mazzi di papaveri scarlatti o portare all’occhiello un papavero di carta.

I segreti per la coltivazione
I papaveri annuali e biennali possono essere facilmente ottenuti da seme. La semina va effettuata preferibilmente in autunno in semenzaio, facendo crescere le piantine in ambiente protetto per trapiantarle a dimora in aprile-maggio; oppure si può seminare a marzo in vasetti di torba, con trapianto dopo circa 40 giorni. Se il terreno è fertile e sciolto, si può seminare anche a dimora, in aiuola: questo metodo è consigliato per l’escolzia, che è di facile coltivazione ma non ama essere trapiantata.
I papaveri perenni si acquistano in vasetto a primavera e si trapiantano subito in piena terra o in grandi vasi profondi, con terra fertile e sciolta.
Il papavero d’Islanda non resiste in climi molto caldi, dove può essere trattato come pianta stagionale tardo-primaverile, in fiore da aprile a giugno.
Tutti i papaveri apprezzano una posizione in pieno sole e non gradiscono l’aridità; l’escolzia mostra invece una maggiore resistenza in suolo poco umido.
Va ricordato che i papaveri orientali rimangono in stato vegetativo tutta l’estate solo nei climi freschi (Alpi, Appennini). Altrove, fioriscono poi vanno in riposo e scompare la parte aerea, che rinasce solo la primavera successiva.

La pianta è estremamente produttiva: in una sola estate arriva a far sbocciare più di 400 fiori! Il motivo di tanto dispendio energetico è molto semplice: poiché ogni fiore dura un giorno solo, non sempre ha il tempo di essere fecondato; quindi per garantirsi un'adeguata produzione di semi, è necessario che i fiori siano molto numerosi. Da buona pianta rustica, è molto invadente: se volete limitarne l'estensione, eliminate le capsule mature. Non è in grado di crescere in vaso.

 

 (tratto, in parte, da "Mille papaveri rossi" di L. Lombroso, Giardinaggio n.6, 2008)

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