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Il finocchio selvatico e le altre ombrellifere, piante enigmatiche: i consigli per la coltivazione
Inviato da Redazione GI il 10-05-2011 17:01
Astranzia

Famiglia affascinante ed enigmatica, con circa 3000 specie raccolte in 420 generi, le Ombrellifere, dette anche Umbelliferae o Apiaceae, racchiudono da sempre un’insita duplicità che spiega la loro ambigua reputazione: specie velenose o irritanti condividono l’aspetto di specie commestibili, con cui si possono facilmente confondere. Non è difficile immaginare, in epoche preistoriche ma anche qualche secolo fa, quando il sostentamento familiare era integrato ‘foraggiando’ erbe spontanee, le ripercussioni di una somiglianza talmente pronunciata da indurre a equivoci fatali.


Con poche eccezioni arbustive e ancor meno arboree, queste piante sono per lo più erbacee, annuali o biennali, diffuse in tutti i continenti eccetto l’Antartide ma in particolare nelle regioni temperate del “vecchio mondo”. Il nome Ombrellifere è un riferimento diretto alla tipica formazione delle infiorescenze a ombrella, semplice o composta. I raggruppamenti florali assomigliano a piccoli ‘parasoli’ formati da steli fioriferi secondari che si dipartono da un fusto centrale, disponendosi a raggiera e allungandosi in modo da distribuire tutti i fiori allo stesso livello.

L’ombrella si presenta talvolta piatta e talvolta sferica, ma lo stesso principio di formazione interviene in entrambi i casi. Si tratta in genere di piante più o meno aromatiche per la presenza, comune a molte specie, di canali secretori con oli eterei, resine e altre sostanze odorose. Molti membri di questa famiglia sono tuttora coltivati nel mondo come ortaggi di abituale consumo, tra i più ovvi il sedano e il sedano rapa (Apium graveolens), il prezzemolo (Petroselinum crispum), la carota (Daucus carota), il finocchio fiorentino (Foeniculum vulgare var. dulce) e la pastinaca (Pastinaca sativa). Altri, contraddistinti da un forte aroma, si utilizzano come spezie, a scopo medicinale o per l’industria profumiera: l’anice (Pimpinella anisum), l’aneto (Anethum graveolens), il finocchio selvatico (Foeniculum vulgaris) il cumino dei prati (Carum carvi) il coriandolo (Coriandrum sativum).

I segreti della coltivazione delle Ombrellifere
I dettagli di coltivazione sono da verificare caso per caso: il rispetto delle esigenze individuali è la chiave del successo e spesso della riproduzione spontanea.

• A maturazione, i frutti secchi che si scindono in due e ogni parte contiene un seme. I semi sono molto diversificati, presentano uncini, spine, protuberanze o peli, talvolta ali.

• Per quanto riguarda la raccolta, al contrario di molte altre piante, è preferibile prelevare frutti e semi prima della maturazione completa: il processo di maturazione dei semi, infatti, non è simultaneo e andrebbero altrimenti perduti quelli più sviluppati.

• Varie specie selvatiche (come Myrrhis odorata) possono richiedere anche un anno per la germinazione a seguito di semina autunnale diretta (per esporre i semi al freddo invernale). Talvolta la semina primaverile in serra fredda produce risultati più veloci.

• Alcune Ombrellifere da orto (carote, sedano, finocchio, prezzemolo) sono lente a germinare: per non perdere di vista il punto di semina, è utile mescolarne i semi con specie di rapida crescita come i rapanelli. Questi ultimi si potranno raccogliere quando i soggetti principali avranno cominciato appena a spuntare.

• Altre specie ornamentali, come le Ammi annuali, spuntano in 7-21 giorni da semina diretta se il terreno è stato adeguatamente preparato e le irrigazioni sono regolari.

• Le radici sono in genere a fittone, cioè allungate e simili alla carota: richiedono quindi terreni friabili e che non si asciughino troppo in profondità.

• Quando trova condizioni di coltivazione favorevoli, la radice piccola e amara della carota si ingrossa e diventa più dolce. Nonostante fosse comunemente coltivata sin dall’VIII secolo d.C. questa parte dell’ortaggio non fu inizialmente ritenuta commestibile. Il tipo dalla radice rossa, in seguito ibridata per ottenere il colore arancio attuale, arrivò dall’Afghanistan e raggiunse l’Europa tra l’VIII e il X secolo d.C., al tempo dell’espansione araba.

(tratto da "Enigmatiche ombrellifere" di Luisa Ferrari, Giardinaggio n.5, 2010)

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