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Cicoria selvatica: proprietà, coltivazione e raccolta
Inviato da Redazione GI il 09-05-2011 17:52
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La scheda botanica
La cicoria selvatica (Cichorium intybus) è una Composita annuale erbacea, caratterizzata da una radice simile a una piccola carota chiara, da cui si erge un fusto poco ramificato, alto da 30 a 60 cm. Le foglie sono lanceolate e abbraccianti il fusto (amplessicauli), ma leggermente diverse fra la base e la parte alta della pianta. Da maggio a ottobre produce “fiori” ligulati, grandi 2-4 cm, di uno splendido color indaco. Come per tutte le Ligulacee, i fiori permangono ostinatamente chiusi nelle giornate umide e prive di sole, per schiudersi solo al tepore dei raggi.

Curiosità

Nell'antichità era un’importante pianta medicinale: il medico Dioscoride la consiglia per fortificare lo stomaco, il naturalista Plinio come rinfrescante, il medico Galeno come “amica del fegato”.

Nel Medioevo però la mancanza di cibo portò finalmente ad apprezzarne le qualità gastronomiche e nutritive, sia per l’uomo che per gli animali, del fogliame e perfino dei vistosi fiorellini.

Nel XVIII secolo si scoprì che la carnosa radice, essiccata, tostata e macinata, offre un decente e salutare surrogato del caffè, mantenendo le proprietà della pianta. Ancora oggi è in uso: in Italia fu ampiamente utilizzata durante le guerre napoleoniche, la prima e la seconda guerra mondiale.

In passato si riteneva che le foglie fresche fossero in grado di restituire le forze a uomini e animali esausti per la calura estiva; essiccate, invece, si impiegavano per tisane depurative e contro l’itterizia.

Proprietà

Sono moltissime le proprietà della cicoria selvatica: è aperitiva, digestiva, diuretica e disintossicante. Inoltre, grazie all'alto contenuto di vitamine e sali minerali, è ricostituente ed energetica; ma non è finita: l’ingente quantità di ferro e clorofilla la rende antianemica; mentre le mucillagini e le fibre ne fanno un emolliente delle mucose e della cute irritate, ma anche un rinfrescante e un delicato lassativo. Infine, la cicoria selvatica è molto indicata per i diabetici, grazie allo zucchero che contiene: l'innocua inulina.

La coltivazione
Coltivarla è semplicissimo, a patto di riuscire a reperirne le sementi, raramente in vendita. La soluzione migliore è raccogliere i capolini spontanei appena dopo la maturazione degli acheni (semi). In primavera poi i semi vanno sparsi su un terreno ben drenato e soleggiato, oppure in vaso. La cicoria selvatica va bagnata poco e non necessita di concimazione. Se poi la si vuole riseminare l’anno successivo, basta lasciare andare a seme alcuni capolini.

Come si raccoglie

La cicoria selvatica è diffusa uniformemente in tutta Italia, sulle coste e ad altitudini più elevate, fino ai 1.200 metri. Si raccomanda di raccogliere solo piante cresciute in zone incontaminate (le aiuole spartitraffico in città non sono il più salubre terreno di coltivazione). La pianta va raccolta fra maggio e luglio, tagliandola alla base. La si pulisce e appende a testa in giù, finché non è ben secca. Poi si staccano i fiori e le foglie e li si conserva separatamente in barattoli di vetro scuro, ben chiusi. Nonostante il sapore amarognolo, sarebbe meglio bere le tisane senza addolcirle…

(Tratto da "Cicoria selvatica, e le tossine se ne vanno", di E. Tibiletti, Giardinaggio, n.5 2011)

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