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Frutti esotici e non: scopriamo i più insoliti che possiamo coltivare nei nostri giardini!
Inviato da Redazione GI il 07-04-2011 13:00
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Durian, buffaloberry, aronia, loquat: un linguaggio alieno che può diventare familiare a chi ama sperimentare nel proprio giardino qualcosa di insolito. Stiamo parlando infatti di frutti, spesso ottimi, che cominciano a farsi vedere persino al supermercato. Il litchi, ad esempio, era una curiosità riservata solo a chi amava la cucina cinese, dove veniva servito sciroppato; oggi non è difficile assaggiarlo anche fresco, molto migliore, e magari coltivarlo, visto che la pianta è un albero che può raggiungere i 10 metri. Richiede zone ben illuminate ma non necessariamente di pieno sole, e una stagione invernale fredda ma esente da gelate, con estate non torrida, ed elevata umidità, caratteristiche che un amatore può riuscire a ricavare, con qualche attenzione, nei giardini della costa tirrenica e del Sud.
Molti altri sono i frutti curiosi che si possono sperimentare, e non tutti sono riservati a chi vive in clima caldo. Un caso tipico è quello del cranberry o mirtillo rosso americano, Vaccinium macrocarpon. È un frutto di colore rosso intenso che cresce spontaneo in varie zone degli Stati Uniti e del Canada, dove viene anche coltivato sia per il consumo come frutto fresco, ma soprattutto per l’industria alimentare che lo utilizza in forma di succo per le bevande: il succo di cranberry, infatti, bevuto regolarmente rappresenta un’ottima strategia per contrastare i rischi di osteoporosi, perché è molto ricco di calcio. In Italia lo ha introdotto Livio Piumatto, estroso piemontese che nel suo vivaio Edelweiss propone anche un’eccezionale produzione di stelle alpine, di semprevivi e di Lewisia. Il cranberry non teme il freddo, ed è dunque ideale per i giardini della Pianura Padana e delle zone collinari. Altrettanto adattabile è il chockeberry, Aronia melanocarpa: bell’arbusto che può essere coltivato anche in siepi miste, dove i suoi frutticini saranno un pasto molto apprezzato anche dagli uccelli. Il sapore asprigno è gradevole, molto adatto per gelatine e marmellate; un tempo gli indigeni messicani lo consideravano una prelibatezza, tanto da riservarne l’utilizzo in piatti speciali dedicati a ricorrenze religiose, e ancora oggi sugli altopiani messicani il chockeberry accompagna l’arrosto tipico delle feste natalizie.

Vediamo insieme alcune altre piante insolite che si possono coltivare anche nell’Italia settentrionale
Elderberry: sono i frutti del sambuco nero (Sambucus nigra), ottimi in marmellate. L’arbusto produce bei fiori ed è di coltivazione facilissima.
Le nespole giapponesi, dette anche loquats, sono i frutti di Eryobotria japonica, usato soprattutto a scopo ornamentale perché al Nord, se l’autunno è freddo, non riesce a fruttificare (i fiori appaiono tra ottobre e dicembre). I frutti sono ottimi, dolci e sugosi.
Il mirabolano è un frutto raro perché dimenticato, quando invece un tempo era comune nelle nostre campagne in tutta l’area padana e collinare. Prunus cerasifera, detto anche ciliegio-susino, è un bell’albero facilissimo; i frutti sono dolci e succulenti, per consumo fresco e marmellate.
Il boysenberry è un incrocio curioso fra il lampone e le more del Pacifico, Rubus x loganobaccus, anch’esse di origine ibrida. Il nome è un omaggio al proprietario della fattoria dove il frutto era stato messo in coltivazione nei primi anni del secolo scorso. Non teme il freddo ed è di buon sapore.

Siete fra i fortunati che vivono in zone con clima mediterraneo? Allora per voi ci sono molte scelte. Mango e papaya, star fruit (carambola) e durian, litchi e annona...
Annona: è una pianta di origine andina che trova coltivazione nel bacino del Mediterraneo; i suoi frutti verdi con la buccia che pare squamata hanno una polpa biancastra, di consistenza simile al burro, odorosa e dolce, molto gradevole.
Frutto stella, star fruit o carambola: con polpa gialla, trasparente, croccante e succosa, molto ricca di vitamina C; la pianta è tropicale e in Italia cresce solo in condizioni particolarmente protette.
Durian: èun frutto dalla buccia spinosa che è arrivato in moltissimi supermercati; apprezzato ingrediente di molti piatti tailandesi, l’albero è imponente ma bisognoso di clima caldo e umido, e ha una caratteristica che lo rende poco apprezzato nei luoghi pubblici: l’odore del frutto non a tutti è gradito e ha una persistenza incredibile, anche dopo che i frutti sono stati raccolti da terra! Come altri frutti esotici, il durian è una curiosità botanica riservata a pochi in quanto a coltivazione, ma ormai il mondo si muove così velocemente che non è poi difficile trovarli in vendita...

Tra i frutti più curiosi segnaliamo dragon fruit, detto anche pitaya: è il frutto di Hylocereus undatus, una cactacea amante dei climi caldi e aridi, ma con una discreta resistenza al freddo se non è prolungato; cresce e fruttifica in Sardegna, Calabria e Sicilia e sulle coste liguri e tirreniche ben calde e protette. È originario del Messico ma coltivato anche in alcuni paesi del Sud-Est asiatico, ed è proprio ai tailandesi che si deve la commercializzazione in Italia, prima per servire i ristoranti e ora anche nei supermercati e negozi di frutta che trattano frutti esotici e insoliti. La pianta fiorisce solo di notte formando grossi fiori bianchi chiamati Moonflower o Queen of the night: gli indigeni messicani li usavano come messaggeri d’amore, donandoli alle ragazze che volevano corteggiare. Il frutto può presentarsi con buccia rosa o gialla e polpa bianca o rosa. Viene mangiato crudo e il suo sapore ricorda un po’ quello del kiwi, anche per la presenza di piccoli semi neri. Molto ricco di vitamine e con basso contenuto calorico, il bellissimo dragon fruit è oggi di gran moda, amato dalle star di Hollywood che lo mangiano come un gelato, raccogliendo la polpa con un cucchiaino dopo averlo reciso a metà per il lungo.

 

Per avere più informazioni sui vivai e i siti in cui è possibile trovare questo genere di piante approfondisci qui: Frutti esotici e non: come cercarli e dove trovarli

 

 

(A cura di Lorena Lombroso - Pubblicato su Giardinaggio 4/2010)

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