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Frutti antichi, il sapore ritrovato
Inviato da Redazione GI il 27-01-2010 03:33
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Il mercato globale

L'espansione dell'agricoltura industriale ha riempito le campagne di poche varietà facendo sparire quelle che non avevano doti interessanti per la logistica industriale e per le esigenze della grande distribuzione poco attenta alla biodiversità. Moltiplicate per talea e per innesto, rimesse in produzione a livello poco più che amatoriale e portate a mostre e fiere, aiutate da associazioni di volontari che si sono impegnate nella divulgazione, oggi le varietà antiche sono meno rare e non è difficile reperirne alcune presso i garden center. Ma se volete qualcosa di speciale, se volete capire quale mondo di sapori si cela dietro la banale etichetta di 'frutto antico', allora è necessario andare a cercare quei personaggi che con passione si sono dedicati all'archeologia della frutta. Come il fiorentino Ugo Fiorini, autore di numerosi manuali e libri sul tema e proprietario di una incredibile collezione di fichi, uve (persino dell'epoca dei Medici), prugne e quant'altro ( www.vivaibelfiore.it). O Carlo Pagani, il Maestro Giardiniere di Flora 2000 (www.flora2000.it) che iniziò trent'anni fa a far conoscere i frutti antichi con un entusiasmo trascinante, passando poi a riscoprire e riproporre anche le antiche varietà di piante da fiore (glicini, clematidi...). E ancora, i romagnoli Dalmonte che con “L’Antico pomario” hanno selezionato varietà introdotte dal 1850 al 1900 ma anche già prima della metà del 1800 (www.dalmontevivai.com).


I tesori delle campagne italiane

Una delle peculiarità della frutta antica è l'incredibile diversità di tipologie. In alcuni casi, certe aree italiane hanno saputo capire che questo patrimonio può essere elemento di interesse per un nuovo turismo gastronomico e culturale, interessato alle specialità locali. È il caso della Val Giovenco, splendida conca agricola in Abruzzo: qui l'arte di coltivare le specie da frutto è un'antica pratica tramandata in un agro-ecosistema adatto alle coltivazioni arboree montane. Un tempo, ogni contadino aveva varietà in qualche caso 'esclusive' e ne andava geloso, perché si trattava di tipologie locali, un patrimonio straordinario di biodiversità. Il lento abbandono dei campi ha lasciato queste piante, in uno stato di abbandono; un patrimonio oggi oggetto di un lavoro di tutela e di divulgazione.

I frutti minori da riscoprire

Oltre alle numerose tipologie di frutti classici, tra i quali spicca la pesca platicarpa o tabacchiera (ormai ritornata anche nei supermercati) ci sono i cosiddetti frutti minori: melograno, cotogno, giuggiolo, carrubo, feijoa, nespolo del Giappone, nespolo comune, azzeruolo, sorbo, gelso, corniolo, kaki, castagno da frutto sono quasi in via d'estinzione in quanto non hanno l'interesse produttivo richiesto dal mercato globale della grande distribuzione. Tuttavia queste specie da frutto sono un grande patrimonio di biodiversità. si tratta di specie rustiche quasi sempre più resistenti agli stress ambientali e ai parassiti. Ottime piante, dunque, per il giardino bio, e per chi preferisce evitare l'impiego di essenze esotiche.

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