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I 5 segreti delle acidofile
Inviato da Alessandra il 20-04-2018 10:40
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Spettacolari, ma esigenti. Per avere il meglio da rododendri, azalee, camelie, ortensie e altre acidofile, è indispensabile rispettare alcune regole di coltivazione: non difficili, ma fondamentali per conservare il vigore e la bellezza delle fioriture, in giardino e in vaso sul terrazzo  

1. Conoscere le acidfoile La categoria comprende tutte le azalee e rododendri, le camelie, le ortensie, le gardenie, il pieris, la skimmie, la kalmia, il corbezzolo e le eriche. Molto sensibili alla natura dell’acqua e del terreno sono anche gli aceri giapponesi, le magnolie da fiore e alcuni alberi, come Nyssa sylvatica, faggio, castagno, betulla, liquidambar. Tra le piante perenni acidofile ci sono le felci, i papaveri dell’Himalaya. 

2. Misurare il pH Il parametro noto come pH si riferisce all’acidità o alcalinità di una soluzione che può essere un preparato chimico, un farmaco, l’acqua (anche quella dell’acquedotto domestico), un cibo o un terreno, e in questo caso ne dipende la salute delle piante: le caratteristiche acide o alcaline di un terreno sono determinanti per la scelta e la coltivazione delle specie ornamentali, degli ortaggi e dei frutti. Si può misurare l’acidità o alcalinità di terreno e acqua mediante i kit reperibili presso i garden center e i consorzi agrari e su internet (esiste anche quello per l’acqua dei laghetti ornamentali). Il dato ricavato non è preciso come quello ottenuto nei laboratori specializzati in ricerche agronomiche, ma è un indicatore sufficiente per l’uso a livello amatoriale.   

3. Modificare il pH I sistemi per modificare il pH del suolo, se è troppo alcalino e quindi non idoneo per le piante acidofile, consistono nell’incorporare ammendanti (terriccio da compost), torba e fertilizzanti a base di solfato di ammonio o specifici per piante acidofile, o usare additivi speciali a base di solfati per la diminuzione dell’alcalinità. Meglio ancora, utilizzare terricci per azalee (per acidofile), che sono concepiti appositamente per le esigenze di questo tipo di piante. Se le piante sono coltivate in giardino può essere consigliabile creare delle piccole collinette di terriccio per acidofile nel quale piantare gli esemplari; ciò favorisce anche il buon drenaggio dell’acqua che nei terreni alcalini e argillosi (tipici della pianura Padana) rischia di creare problemi di marciume radicale. Un metodo utile per acidificare il terreno consiste nello spargere intorno alle piante aghi di pino, abete o altre conifere.  

4. Innaffiare con acqua non calcarea Questo è forse il problema più difficile da risolvere, perché l’acqua delle reti idriche è spesso ricca di calcare e quindi non idonea per le acidofile. L’ideale è quella piovana. In sua mancanza, usate quella della rete idrica domestica, ma lasciatela decantare per 24 ore nell’annaffiatoio. Irrigate con regolarità, mantenendo il terreno leggermente umido ma non fradicio. Non lasciate acqua stagnante nel sottovaso e non spruzzate acqua sui fiori, per non danneggiarli. E’ invece gradita la nebulizzazione sulle foglie in piena estate, nelle ore serali, sempre con acqua piovana o decantata.  

5. Il trapianto in vaso e in terra Tutte le acidofile richiedono vasi profondi perché in genere sono piante che crescono vigorosamente. Le uniche che accettano vasi piccoli sono le eriche utilizzate come piante stagionali. Il vaso deve avere sul fondo uno strato di argilla per il drenaggio. Se il trapianto avviene in giardino, sul fondo della buca è utile stendere uno strato di ciottoli, per lo stesso motivo. 

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