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Italbugs e Future Food Institute inaugurano la prima “Silk Urban Farm”
Inviato da Alessandra il 13-04-2018 10:46
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Da tradizione del passato a protagonista della “food innovation” del futuro: è il baco da seta, al centro della prima “Silk Urban Farm” italiana, il primo laboratorio italiano dedicato all’economia circolare da baco da seta, presentato oggi a Bologna da Italbugs–start up del Parco Tecnologico di Lodi– e Future Food Institute, Istituto Italiano che si occupa di ricerca e innovazione in campo alimentare. 

La “Silk Urban Farm”, che si occuperà di allevamento di bachi e di studio di applicazioni innovative e produzione di prodotti della bachicoltura - da quelli alimentari a biomedicale e cosmesi -,ha sede presso Scuderia-Future Food Institute Coolab (Piazza Verdi, Bologna)ed è stata inaugurata in occasione della presentazione del saggio “Né ossa, né lische - Guida alle nuove proteine che fanno discutere l’Europa” (goWare, 2018) di Marco Ceriani, esperto in nutrizione e fondatore di Italbugs. A mangiare gli insetti, infatti, furono gli antichi Egizi e i guerrieri dell’Impero Romano; parlano di insetti la Bibbia e il ricettario di Leonardo da Vinci.

Il cibo del futuro arriva quindi dal passato, così come l’allevamento di bachi da seta: una grande tradizione italiana che risale al X secolo, quando nel nostro Paese nacque l’industria serica grazie alla diffusione della coltivazione del gelso e all’allevamento del baco da seta nelle campagne del Mezzogiorno, dove già alla fine del ‘400 si produceva quasi tutta la seta greggia nazionale. Nel ‘500 l’Italia possedeva oltre il 50% dei telai attivi in Europa per la produzione di filati serici.Dopo il declino del ‘600, dovuto alla concorrenza francese, nel ‘700 l’Italia ritornò al suo ruolo di guida europea grazie alle produzioni di seta di alcune città: Genova per i velluti, Bologna per i veli neri di grande leggerezza e qualità, Milano per le calze, Torino per il pregio di damaschi e broccati.

Il baco da seta oggi: la “Silk Urban Farm”

Il progetto “Silk Urban Farm” vuole recuperare l’antica tradizione della bachicoltura, riportandola nel centro cittadino di Bologna, dove una volta era fiorente. Con il laboratorio, che si inserisce nel progetto “Silk Urban Valley”lanciato da Italbugs, si vuole recuperare la bachicoltura, innovandola secondo il modello di produzione e sviluppo dell’economia circolare. Negli spazi bolognesi verranno allevati i bachi e si studieranno applicazioni innovative della bachicoltura, da quelli alimentari alla cura della persona. Dal punto di vista alimentare, il baco da seta può vantare un contenuto proteico di rilievo (superiore al 50%) con un rilevante apporto di amminoacidi essenziali.
La crisalide, da elemento di scarto, che in passato veniva usata come fertilizzante natural, può quindi diventare una fonte alimentare di farine proteiche. Italbugs ha già realizzatoPanSeta, il primo panettone al mondo con farina di baco da seta, in occasione di Expo 2015.

 

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