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Villa Gamberaia: fascino toscano
Inviato da Alessandra il 25-01-2018 14:59
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“In nessun altro luogo della mia memoria liquido e solido sono stati mescolati con altrettanta raffinatezza in una dimensione che è umana e tuttavia grandiosa senza pomposità… si resta con un’impressione duratura di serenità, dignità e beato riposo”.

Sir Harold Mario Acton (1904-1994), scrittore, storico e collezionista d’arte britannico. Villa Gamberaia è adagiata tra le sinuose colline toscane alle porte di Firenze, su una morbida altura poco oltre l’abitato di Settignano, con una spettacolare vista sulla valle dell’Arno e sul capoluogo. La sobria costruzione a parallelepipedo in perfetto stile toscano, costruita su un basamento murato che ospita le cantine e i locali di servizio, conquista immediatamente per la sua elegante semplicità. Senza ostentazione o esibizionismi, armonizzandosi con il dolce paesaggio circostante, la costruzione, il giardino e i terreni agricoli adiacenti si susseguono in un unicum ritmico, perfettamente incastonato nei profumi e nei colori della campagna toscana, infondendo un senso di serenità. Da sempre ammirato per le sue proporzioni e il suo equilibrio, pur essendo di dimensioni limitate, questo elegante spazio verde ha rappresentato un superbo esempio di gusto ed eleganza costituendo nel tempo fonte d’ispirazione per la progettazione di altri giardini dell’epoca. Esempio perfetto di un risultato grandioso in dimensioni contenute.

ARMONIA, ELEGANZA, VERDE E ACQUA

Dischiuso il cancello dall’accesso di Via del Rossellino, un bel viale di cipressi in leggera salita, conduce alla villa, mentre appena più avanti c'è uno spazio verde con una balaustra arricchita da diverse sculture che rappresentano cani. Questi custodi, simbolicamente posti a protezione della proprietà, incorniciano una magnifica vista sul borgo dell’abitato di Settignano, abbracciando i terrazzamenti circostanti fino alla preziosa cupola del Brunelleschi di Firenze. Osservato dal piano terra il giardino di Villa Gamberaia potrebbe non offrire un impatto impressionante, ma dalla loggia al primo piano, quando lo sguardo può spaziare sulle coltivazioni di ulivi e i sereni paesaggi circostanti, il parterre d’acqua può sfoggiare tutta la sua bellezza, armonia e raffinatezza. La linearità del progetto segue nel complesso le regole rinascimentali classiche del giardino formale all’italiana, con quattro sentieri a croce che dividono quattro spazi rettangolari con un elemento circolare centrale occupato da una fontana in pietra. Tuttavia molte innovazioni e l’introduzione dell’elemento acqua si devono alla principessa serba Catherine Jeanne Keshko. Nobildonna dalla personalità eclettica e misteriosa, moglie del principe Eugenio Ghyka che acquistò la proprietà alla fine dell’Ottocento, verso gli inizi del XX secolo decise di trasformare completamente il parterre settecentesco con l’aiuto del talentuoso giardiniere Martino Porcinai (padre del famoso architetto paesaggista Pietro).

Insieme  sostituirono le aiuole di broderie nelle attuali vasche e le originali piante di lavanda, oleandro, gigli e rose con siepi geometriche di bosso (Buxus sempervirens) e tasso (Taxus baccata), di differente altezza, che rappresentano oggi l’elemento caratterizzante del giardino dominato da sempreverdi. Altri tassi, stavolta a portamento colonnare arricchiscono entrambi i lati del parterre. Sulla destra, un bel, fitto sipario di cipressi dalla caratteristica potatura a onda delimita il lato ovest. La grande sfera che osserviamo nelle vicinanze è costituita da una pianta di fillirea (Phillyrea latifolia) di dimensioni davvero imponenti. Lo splendido parterre termina con un particolare belvedere ad archi, creato con piante di cipressi davanti al quale c’è una vasca semicircolare con piante acquatiche di ninfee e iris. Seguiamo ora il bowling-green, un lungo asse longitudinale verde di 225 metri con direzione sud-nord, alla cui estremità vi è uno splendido esemplare di pino laricio (Pinus nigra ssp. laricio); dalla parte opposta, la traccia conduce al Ninfeo, un maestoso spazio ellittico con panchine in pietra, circondato da cipressi secolari (Cupressus sempervirens). Qui in una nicchia scavata nella collina, emerge una figura inquietante e misteriosa che impugna un tridente, Dioniso o Pan, affiancato da due figure leonine. Sulla nostra destra incontriamo il “Cabinet di roccaglia”, uno spazio caratteristico a pianta ellittica riccamente decorato con un bel pavimento a ciottoli, con una fontana e una vasca a forma di tazza in arenaria in un bacino sottostante che ospita alcune particolari statue di terracotta. Di qui attraverso due scale si accede alla limonaia, dalla balaustra al piano superiore si affacciano le statue delle quattro stagioni e numerosi busti. Lo spazio dedicato alla limonaia e le costruzioni annesse sono probabilmente la parte più antica del possedimento risalente al Quattrocento, proprietà della famiglia Gamberelli. Una colorata bordura mista di peonie e rose, risalente agli anni Cinquanta, abbellisce il vialetto d’ingresso alla limonaia dove, nella stagione fredda, è custodita un’importante collezione di agrumi. 

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