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Curarsi con l'assenzio
Inviato da Redazione GI il 01-12-2017 12:37
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L'artemisia absinthium L. è una piccola pianta appartenente alla famiglia delle Asteraceae, nota per le sue proprietà medicinali, ma soprattutto per il suo impiego nella preparazione del distillato d'assenzio, aromatico e molto amaro, da consumare diluito e/o zuccherato. È inoltre la base aromatica principale nella preparazione del vermouth. E’ perenne nelle parti legnose della base, mentre le porzioni erbacee seccano ogni anno. Arriva a un’altezza di 1,20 m ed ha aspetto arbustivo. Le foglie hanno colore verde, reso grigiastro dalla peluria che le ricopre, hanno sapore amaro ed emanano un profumo piuttosto intenso, si dipartono in modo alternato dal fusto. I fiori tubulari si raggruppano numerosissimi sulle pannocchie, hanno portamento pendulo e colore dorato.
E’ tradizionalmente utilizzata in erboristeria per diversi disturbi legati al sistema digerente, all’apparato riproduttivo femminile e come febbrifugo. Favorisce e regolarizza il flusso mestruale, favorisce la secrezione biliare e la digestione, e ha proprietà vermifughe. L’assenzio è comunemente consigliato nei casi di in caso di: disturbi della digestione, inappetenza, atonia gastrica, vomito nervoso, parassitosi intestinale, infiammazioni delle mucose del tratto gastro-intestinale, amenorrea, irregolarità mestruale, dissenteria prolungata. La pianta è inoltre utilizzata nei suoi principi attivi come epatoprotettore. La fitoterapia ne fa uso nei rimedi contro la tosse.
Piccole curiosità
 Il nome assenzio deriva dal termine greco apsìnthion e da quello latino absinthium, termine di difficile traduzione, ma che allude allo sgradevole sapore di tutte le parti della pianta (una possibile traduzione sarebbe “pianta senza diletto”)
Era già largamente conosciuta e utilizzata nell’antico Egitto e nella Grecia di Ippocrate e somministrata in forma di tonico o digestivo. Le proprietà euforizzanti dell’assenzio sono state esaltate in determinati periodi storici: durante il Romanticismo da Shakespeare, che fa esclamare “Assenzio! Assenzio!” ad Amleto, mentre Manet lo ritrae a simbolo di rifugio esistenziale solitario e disperato e i poeti cosiddetti “maledetti” ne facevano uso per inebriarsi e sopportare la propria condizione di emarginazione sociale. Dalle sommità fiorite e dalle foglie, ridotte in polvere, si ottengono liquori, amari e aperitivi. Tra i principi attivi del fitocomplesso ritroviamo essenzialmente: absintina (lattone sesquiterpenico), flavoni, olio essenziale (che contiene tujone e tujolo, sostanze dall’elevata tossicità che agiscono a livello del sistema nervoso centrale), acido ascorbico, tannini.


INDICAZIONI TERAPEUTICHE
Per uso orale
infiammazioni
ipocloridria
gastrite
antispastico
antiparassitario
inappetenza
mal di stomaco
anemia
inestetismi della cute
epilessia
convulsioni
Per uso esterno
dismenorrea
periartrite
antitosse
digestivo
rinforzo immunitario
circolazione


PREPARAZIONE E MODO D’IMPIEGO
Uso orale
Per preparare un infuso, versare 150 ml di acqua bollente per 1-1,5 grammi di sommità fiorite polverizzate o meno. Si consiglia l’assunzione fino a tre volte al giorno.
Uso esterno
Per realizzare impacchi diluire 7 gocce in 100 ml di acqua, immergere e strizzare un panno e poi applicarlo sulla pelle.


CONTROINDICAZIONI E TOSSICITA’
Evitare l’utilizzo in fase di gravidanza o allattamento, in caso di ulcera gastrica o duodenale, in caso di assunzione di farmaci psicostimolanti. Non superare le dosi consigliate, essendo ricco in tujone ha azione neurotossica.


ALTRI USI
L’uso più celebre dell’assenzio è come ingrediente per l’omonimo distillato o per altri, come vermouth, amari e il tipico liquore balcanico pelinkovac. E’ possibile realizzare facilmente anche il cosiddetto “vino d’assenzio” mettendo a macerare le infiorescenze della pianta in vino bianco o rosso per una settimana, aggiungendo un bicchierino di grappa. I germogli freschi raccolti dalla pianta sono un potente repellente per topi, pulci, tarme e anche acari, afidi e formiche. E’ una pianta utile nella coltivazione biologica: tiene lontane le erbacce, ma anche lumache e larve. L’infuso serve a trattare malattie delle piante di origine microbica, ad esempio la ruggine. Nel resto del mondo, viene impiegato per realizzare alcune ricette tradizionali, come il songpyeon coreano, un biscotto di farina di riso dal colore tipicamente verde, oppure per aromatizzare il diffusissimo té alla menta marocchino.


UBICAZIONE
Cresce in luoghi aridi e soleggiati ad altezze variabili: dal livello del mare fino a 1500 m slm. E’ possibile ritrovarla in Italia lungo i muri, al margine dei campi coltivati e tra sterpaglie e siepi in tutte le zone fatta eccezione per le isole maggiori e la pianura Padana.


ESSICCAZIONE E CONSERVAZIONE
Le foglie vengono raccolte prima della fioritura, mentre le infiorescenze si raccolgono nel periodo estivo. Si recidono i fusti alla base, poi si raccolgono in mazzi e si lasciano essiccare, capovolti, in un luogo asciutto, ben ventilato e al riparo dai raggi diretti del sole. Le parti secche si conservano, intere o spezzettate, in vasi di vetro a chiusura ermetica tenuti in luogo fresco e buio.

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