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La Gaiola, bellezza sommersa
Inviato da Redazione GI il 01-12-2017 11:41
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Stiamo camminando a pochi passi dal centro di Napoli, in Via Tito Lucrezio Caro, quando scorgiamo una piccola scalinata al lato della strada. La seguiamo, immersi d’un tratto nel verde selvaggio, e piccoli cartelli scritti a mano spuntano dalle erbe alte per avvisarci che stiamo per accedere a un’area naturalistica da rispettare e di cui prendersi cura: niente spazzatura per terra! Proseguiamo per il sentierino e, ad un tratto, capiamo il perché di tanti avvisi solleciti. Siamo a pochissima distanza dal centro città, eppure lo sguardo abbraccia il panorama di una baia mozzafiato. Riconosciamo l’area della Gaiola per i due atolli che sorgono dalle acque nei pressi della costa di Posillipo, eppure ci troviamo all’interno di un parco ben più esteso. L’area marina protetta Parco Sommerso della Gaiola è circondata da una zona ricca di verde che si estende dal borgo di Marechiaro fino alla baia di Trentaremi, che incorpora al largo del mare il banco roccioso della Cavallara; 42 ettari ricchi di incantevole flora e fauna la cui rarità è data dalla fusione di aspetti biologici, vulcanologici e archeologici.
Protetta dallo Stato Italiano dal 2002 e attualmente gestita dalla Soprintendenza Archeologia della Campania, l’area è fatta di costoni rocciosi e alte falesie fatte di una roccia unica nella sua specie: il Tufo Giallo Napoletano, originatesi 15000 anni orsono a seguito di un’eruzione vulcanica. Le falesie, lentamente rimodellate nel corso dei millenni dalle correnti ventose e marine, mostrano oggi forme straordinarie e sono coperte da rigogliosissima vegetazione mediterranea. Sulla superficie del mare, anche a profondità modeste, si possono scorgere le tracce della continua attività terrestre: le “fumarole” sono emissioni gassose subacquee che si manifestano sotto forma di bolle che affiorano e scoppiano, gorgogliando continuamente sulla superficie.
Chi si dedica alle immersioni subacquee riuscirà a godersi da vicino tutto il panorama al completo: la complessità geomorfologica dei rilievi subacquei della Cavallara, unita a correnti marine particolarmente favorevoli hanno creato nicchie ecosistemiche ideali per la proliferazione di una miriade di coloratissime forme di vita marina: le più affascinanti sono leptogorgie e gorgonie bianche e gialle, che si aggrappano ai massi con i polpi retrattili.
A 700 metri dalla costa si erge la Secca della Cavallara: briozoi e spugne policrome ne abitano le ripide pareti insieme alle margherite di mare, che colorano pure i fondali di tinte calde e brillanti in una gamma cromatica che va dal giallo vivo all’arancione.
Un universo biologico magico, che ha incantato i suoi abitanti fin dalle origini. L’area protetta è disseminata delle tracce che l’uomo ha lasciato nella sua interazione con l’ambiente, dagli antichi Romani fino ad oggi. Spettacolari le profonde Grotte di Trentaremi, che si aprono maestose sul versante orientale dell’omonima baia, frutto di secoli di attività estrattiva, come le rovine di antichissime ville sparse per tutto il territorio. A partire dal I sec. a.C., infatti, la costa fu il luogo prediletto dall’aristocrazia romana per porre le fondamenta delle proprie ville, la più sontuosa delle quali fu quella di Publio Vedio Pollione. La villa “Pausilypon” (tregua dagli affanni), poi divenuta proprietà imperiale, occupava gran parte della fascia costiera dell’attuale Parco e ad oggi restano solo qualche muro ancora eretto, le enormi cave di tufo, gli approdi, i ninfei, i camminamenti e le peschiere, adesso in gran parte sommersi e abitati da polpi, saraghi, donzelle e piccoli ma numerosissimi branchi di “guarracini”. Proprio le peschiere, ora ridotte a incantevoli vestigia, sono legate a storie passate parecchio oscure: sembra che il malvagio Pollone usasse gettare gli schiavi distratti in pasto alle murene… Ammantata di un’aura misteriosa totalmente diversa è la “Casa degli Spiriti”, abitazione che emerge letteralmente dal mare lungo la costa ad est.
A dare il nome all’intera area, dividendola idealmente nella fascia di levante e ponente, sono gli Isolotti della Gaiola, che costituiscono una vista incantevole per chi riposa sulla spiaggia e li avvista a una cinquantina di metri di distanza.
Il Parco Sommerso di Gaiola è stato recuperato e reso fruibile anche grazie alla collaborazione del Centro Studi Interdisciplinari Gaiola ONLUS e ad oggi è diventato una meta turistico-culturale di grandissima rilevanza per la città di Napoli, oltre che un’occasione per esperire l’incanto che la natura sa regalarci.

INFORMAZIONI UTILI
Indirizzo: Grotta di Seiano, Discesa Coroglio 36, 80123 - Napoli
Orari di apertura: da lunedì a venerdi ingresso gratuito a cura dei Servizi Comunali, senza visita guidata, alle ore 9,30 - 10,30 - 11,30 previa prenotazione da effettuarsi allo 0812301030. Visite guidate ogni giorno da martedì a venerdì alle 12 e sabato e domenica alle 10 - 11 -12 a cura del CSI Gaiola ONLUS, con possibilità di cambio orario ma sempre previa prenotazione allo 0812403235.
Come arrivare: Autobus 140 o C21 da Mergellina, C31 dal Vomero, C1 da Fuorigrotta fino a Via Tito Lucrezio Caro, poi Discesa Gaiola a piedi.

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