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Cornus florida: l’albero delle farfalle
Inviato da Redazione GI il 22-02-2017 09:19
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Il genere dei cornus è molto ricco e le specie possono essere anche molto diverse tra loro. La più famosa è forse Cornus alba siberica, per via della sua corteccia rosso fuoco. Sono tutte piante abbastanza delicate, tuttavia esistono delle specie che crescono rigogliose e robuste, spandendosi a macchia d’olio se non le si contiene. È il caso ad esempio del Cornus sanguinea, un tempo così presente in certe località del Nord Italia che i suoi rami venivano recisi per farne ottime scope. Una posizione particolare per il fascino che lo caratterizza occupa invece il Cornus florida.

Stiamo parlando di una pianta un po’ difficile nei primi anni di vita, ma una volta insediata, sicuramente forte e resistente. Da giovane cresce veloce con una vegetazione un po’ rada, mentre invecchiando rallenta la spinta vegetativa e infittisce la chioma, con rami periferici più larghi, assumendo la tipica forma leggermente a cupola. Per dimensioni è molto simile agli arbusti ma, per il fatto che non ricaccia generalmente nuovi rametti alla base, ha un portamento più simile a piccoli alberi. Bellissima per i fiori in primavera, ma anche in autunno per i colori straordinari di cui si ammanta, dal rosso all’arancio al violetto. L’estate invece la rende un po’ malinconica, per via delle foglie, leggermente reclinate sui rami.

Come riprodurli in vivaio?

I frutti possono essere molto diversi da specie a specie. I più particolari sono quelli della kousa e della capitata. Si presentano penduli, di colore rosso quando sono maturi, del diametro di circa due cm.

Cornus kousa vengono anche chiamati gli alberi delle fragole, perché i loro frutti sono simili alle fragole e la polpa, di consistenza molle che comprende i semi, è dolce e commestibile.

I frutti dei Cornus florida invece sono molto diversi: bacche rosse riunite a “capolino”, ognuna con un solo seme. Raccolti i semi è bene liberarli dal rivestimento carnoso, un’operazione molto semplice: basta immergerli per qualche giorno in acqua; dopo la macerazione della polpa, con la decantazione, si potranno recuperare i semi puliti.

C’è chi dice di conservarli stratificati tutto l’inverno per poi seminarli in primavera, ma forse è consigliabile seminarli a fine autunno direttamente in campo, ricoprendoli con un paio di centimetri di terra. Una leggera pacciamatura con terriccio di foglie potrà essere di aiuto.

Le buone regole della coltivazione

L’apparato radicale dei cornus è buono, e consente trapianti facili. Se coltivato in campo darà pochi problemi: un buon terreno, senza particolari caratteristiche può andare bene, non ama però i suoli argilloso calcarei.

In vaso la situazione cambia, in ambiente confinato e ridotto è bene che riceva il meglio, quindi un buon terriccio professionale con un pH dal 5,5 al 7 va benissimo, la giusta dose di concime bilanciato a lenta cessione (da 8 a 12 mesi) al momento del travaso, in primavera, e la pianta non richiederà altro per tutta la stagione. Ben più difficile è l’irrigazione. Il 95% delle piante in vaso muore (non solo i cornus) per cause direttamente legate all’irrigazione: qualcuna per scarsità di acqua, più spesso per eccesso d’acqua.

I cornus, come altre piante, vogliono un terriccio sempre fresco (che non vuole dire umido) soffrono gli stress idrici, che possono provocare varie malattie fungine e particolarmente nefaste nelle radici. Questi funghi – Phytophtora, Phytium, Ryzoctonia ecc. – sono particolarmente subdoli per due motivi: sono difficili da curare ma, soprattutto, quando si vedono i primi segni di sofferenza è ormai troppo tardi.

Gli insetti di solito non rappresentano un grosso problema, perché si vedono, o quanto meno non possono sfuggire i danni che causano ed è quindi possibile intervenire in tempo.

 

(testo liberamente tratto da "L'albero delle farfalle", di Renato Ronco, Giardinaggio, gennaio-febbraio 2008)

 

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