Video in primo piano
PONI UNA DOMANDA
il fiore
Gi
Mandorlo: fra leggenda e realtà. Consigli per la coltivazione
Inviato da Redazione GI il 11-02-2011 19:20
Mandorlo_7b250983

Il mito più celebre vuole che tra la sua corteccia e i fiori si nasconda l’anima della principessa Filide, che si lasciò morire per il dolore della lontananza del suo amato Acamante, da lei creduto morto nella guerra di Troia. Fu la compassione di una dea a trasformarla nella pianta che ancora oggi abbiamo negli occhi, e l’abbraccio di Acamante e le sue lacrime a fare dei suoi nudi rami una preghiera di fiori. Ma la fortuna del mandorlo è legata soprattutto al suo prezioso seme, la mandorla. Pochi sanno che nel medioevo l’olio di mandorla era più frequente dell’olio d’oliva in cucina. Nel Rinascimento non c’era banchetto senza dolci di mandorle.

Albero rustico e poco esigente il mandorlo (Amigdalus communis o Prunus amygdalus) è conosciuto per la sua incredibile longevità, resistenza alle malattie e capacità di sopravvivere tanto al caldo siccitoso che al freddo, addirittura fino a 20 gradi sotto zero. Nel nord infatti non viene coltivato non tanto perchè non riesca a vivere ma piuttosto perchè il freddo impedirebbe alle api di impollinare, pregiudicandone la fruttificazione.

Originario dell’Asia Minore, in Italia arrivò insieme ai Fenici e fece della Sicilia la sua terra d’elezione, dove a inizio novecento si potevano contare circa 750 varietà di ecotipi locali. Oggi il maggior produttore mondiale è la California. Secondo e terzo posto spettano a Spagna e Italia.

Ed ora qualche consiglio utile

Il mandorlo non ama le zone umide e nebbiose, né quelle con estati afose: è quindi sconsigliato per la Val Padana. Vuole terreni fertili, freschi, non troppo compatti, senza ristagni idrici e con pH superiore a 7. In cambio, resiste alla siccità, anche prolungata.

Scegliete una varietà locale, più resistente, meglio se autofertile (cioè in grado di fecondarsi da sola), oppure due piante autosterili, da porre a 10 m di distanza una dall’altra; mettetele a dimora tra la fine di novembre e la metà di gennaio, possibilmente lontano da meli, peri e cotogni.

Scavate una buca di 60-70 cm di profondità, ponete sul fondo circa 10 cm di pietrisco come drenaggio, poi uno straterello di terra, uno di concime e un altro di terra su cui appoggiare le radici dell’albero. Lasciate in superficie il punto dell’innesto.

Se desiderate una rapida entrata in produzione, innaffiate le piantine durante l’estate successiva: in questo caso lasciate l’erba sul terreno, falciandola ogni mese; diserbate invece il terreno se non potete irrigare il nuovo mandorlo.

In febbraio somministrate alla pianta un concime bilanciato
, in dose di 500 g per albero nei primi due anni e 1 kg dal terzo anno in poi.

Potatelo in dicembre, in una giornata tiepida, tagliando un quinto dei rami, oltre a quelli secchi o spezzati. Il mandorlo è poco soggetto a malattie: i trattamenti antiparassitari non sono necessari.

Le mandorle si raccolgono tra la seconda metà di agosto e tutto settembre, a seconda della varietà: il a cura di Elena Tibiletti momento giusto è quando quasi tutti i frutti hanno il mallo peloso già aperto. Ponete una rete sotto la pianta e battete con una pertica i rami, senza danneggiarli, oppure attendete che i frutti cadano da soli.

Dopo la raccolta, togliete il mallo e ponete le mandorle a essiccare al sole per una settimana. Ogni albero può produrre 10-15 kg di frutti, corrispondenti a 4-5 kg di mandorle in guscio secche.

(liberamente tratto da "Mandorlo, promessa di primavera", di Elena Tibiletti, Giardinaggio, 2007)

CRESCIAMO INSIEME
CERCA NEL PORTALE
LA RIVISTA